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giovedì 4 settembre 2014

Shimon Peres a papa Francesco: fondiamo l'Onu delle religioni

da www.famigliacristiana.it

04/09/2014  Incontro riservato in Vaticano: l'ex presidente israeliano ha proposto al Pontefice un organismo che raggruppi le principali confessioni e agisca come forza di interposizione nei conflitti. In questa intervista esclusiva a Famiglia Cristiana, il Nobel per la pace 1994 spiega perché, dopo il fallimento della diplomazia internazionale, questa è l'unica via per costruire la pace. E perché a presiederla deve essere proprio Francesco.

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Fulvio Scaglione 
Shimon Peres a papa Francesco: fondiamo l'Onu delle religioni
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L'esperto
«In passato, la maggior parte delle guerre erano motivate dall’idea di nazione. Oggi, invece, le guerre vengono scatenate soprattutto con la scusa della religione. Nello stesso tempo, però, se mi guardo intorno noto una cosa: forse per la prima volta nella storia, il Santo Padre è un leader rispettato come tale non solo da tante persone ma anche dalle più diverse religioni e dai loro esponenti. Anzi: forse l’unico leader davvero rispettato. Per questo mi è venuta l’idea che ho proposto a papa Francesco…».
Shimon Peres, 91 anni, presidente dello Stato di Israele fino al luglio scorso e premio Nobel per la Pace nel 1994.
Shimon Peres, 91 anni, presidente dello Stato di Israele fino al luglio scorso e premio Nobel per la Pace nel 1994.
In questa intervista, concessa in esclusiva a Famiglia Cristiana, Shimon Peres, 91 anni, protagonista della fondazione e poi della vita dello Stato di Israele di cui è stato presidente fino al 24 luglio di quest’anno, premio Nobel per la Pace nel 1994 insieme con Yitzhak Rabin e Yasser Arafat, illustra il progetto di cui ha fatto partecipe il Papa nell’incontro di stamattina in Vaticano. «Oggi ci confrontiamo con centinaia, forse migliaia di movimenti terroristici che pretendono di uccidere in nome di Dio. E’ una guerra del tutto nuova rispetto a quelle del passato, sia nelle tecniche sia soprattutto nelle motivazioni. Per opporci a questa deriva abbiamo l’Organizzazione delle Nazioni Unite. E’ un organismo politico ma non ha né gli eserciti che avevano le nazioni né la convinzione che producono le religioni. E lo si vede bene: quando l’Onu manda in Medio Oriente dei peace keepers che vengono dalle Isole Fiji o dalle Filippine e questi vengono sequestrati dai terroristi, che può fare il segretario generale dell’Onu? Una bella dichiarazione. Che non ha né la forza né l’efficacia di una qualunque omelia del Papa, che nella sola piazza San Pietro raduna mezzo milione di persone».
«E allora, preso atto che l’Onu ha fatto il suo tempo, quello che ci serve è un’Organizzazione delle Religioni Unite, un’Onu delle religioni. Sarebbe il modo migliore per contrastare questi terroristi che uccidono in nome della fede, perché la maggioranza delle persone non è come loro, pratica la propria religione senza uccidere nessuno, senza nemmeno pensarci. E penso che dovrebbe esserci anche una Carta delle Religioni Unite, esattamente come c’è la Carta dell’Onu. La nuova Carta servirebbe a stabilire a nome di tutte le fedi che sgozzare la gente, o compiere eccidi di massa, come vediamo fare in queste settimane, non ha nulla a che vedere con la religione. E’ questo che ho proposto al Papa».
- Lei vedrebbe bene papa Francesco alla guida delle Religioni Unite?
«Sì, per le ragioni che dicevo prima e anche perché lui comunque ci ha già provato, invitando Abu Mazen, il patriarca di Costantinopoli e me a pregare in Vaticano».

- Eppure c’è stato anche chi ha detto: a che serve pregare, quando c’è gente che uccide?
«La gente che oggi più spesso spara, quasi sempre dice di farlo in nome di Dio. Quello che serve è appunto un’indiscutibile autorità morale che dica ad alta voce: no, Dio non lo vuole e non lo permette. Bisogna assolutamente battersi contro questa strumentalizzazione del nome di Dio. Chi può pensare che Dio sia un terrorista o un sostenitore del terrorismo? Vede, chi fa la domanda che dice lei, è uno che sottostima la forza dell’animo umano. Non sono pochi quelli che fanno questo errore. Ma non dovremmo diventare cinici. L’uomo è ben lungi dall’essere solo un insieme di carne e sangue».


martedì 12 agosto 2014

Il Pontificio Consiglio per il dialogo: I crimini e la barbarie del Califfato islamico

da www.asianews.it

VATICANO-ISLAM
I militanti del Califfato responsabili di azioni indegne dell'uomo: esecuzioni pubbliche, umiliazione delle donne, terrore,.. verso cristiani, yazidi e membri di altre religioni. L'invito ai capi religiosi e i governi islamici a condannare e perseguire tali crimini perché sia credibile la loro volontà di dialogo. Potenziare la convivenza fra cristiani e musulmani che pur fra alti e bassi dura da secoli.


Città del Vaticano (AsiaNews) - Il Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso denuncia senza mezzi termini la serie di violenze che i militanti del califfato islamico sta compiendo in Medio Oriente, soprattutto in Iraq e in Siria. L'organismo vaticano domanda ai membri di tutte le religioni e della comunità internazionale di unirsi nella condanna. Esso chiede anche ai capi religiosi islamici di condannare l'uso falso della religione come giustificazione al terrorismo, per rendere più vera e più credibile la cultura della convivenza e del dialogo, cresciuta in questi anni. Riportiamo qui di seguito la traduzione integrale della dichiarazione pubblicata oggi dal Pontificio consiglio.

Il mondo intero ha assistito con stupore a ciò che viene ormai chiamata "la restaurazione del califfato", che era stato abolito il 29 ottobre 1923 da Kemal Ataturk, fondatore della Turchia moderna.
Le critiche di questa "restaurazione" da parte della maggioranza delle istituzioni religiose e politiche musulmane non ha impedito ai jihadisti dello "Stato islamico" di commettere e continuare a commettere azioni criminali indicibili.
Questo Pontificio consiglio, tutti coloro che sono impegnati nel dialogo interreligioso, gli aderenti di tutte le religioni, come pure le donne e gli uomini di buona volontà non possono che denunciare e condannare senza ambiguità queste pratiche indegne dell'uomo:
-      il massacro di persone per il solo motivo della loro appartenenza religiosa;
-      le pratiche esecrabili della decapitazione, crocifissione e l'impiccagione dei cadaveri nei luoghi pubblici;
-      la scelta imposta a cristiani e yezidi fra la conversione all'islam, il pagamento di un tributo (jizya) o l'esodo;
-      l'espulsione forzata di decine di migliaia di persone, fra le quali bambini, vecchi, donne incinta e malati;
-      il rapimento di ragazze e di donne appartenenti alle comunità yezida e cristiana come bottino di guerra (sabaya);
-      l'imposizione della pratica barbara dell'infibulazione;
-      la distruzione dei luoghi di culto e dei mausolei cristiani e musulmani;
-      l'occupazione forzata o la dissacrazione di chiese e monasteri;
-      l'eliminazione di crocifissi e altri simboli religiosi cristiani  e di altre comunità religiose;
-      la distruzione del patrimonio religioso-culturale cristiano, dal valore inestimabile;
-      la violenza abbietta allo scopo di terrorizzare le persone per obbligarle ad arrendersi o a fuggire.
Nessuna causa potrebbe giustificare una tale barbarie e senz'altro nessuna religione. Si tratta di un'offesa di estrema gravità verso l'umanità e verso Dio che ne è il Creatore, come ha spesso ricordato papa Francesco.
Non si può dimenticare comunque che - seppure con alti a bassi - cristiani e musulmani hanno potuto vivere insieme lungo i secoli, costruendo una cultura della convivialità e una civiltà di cui sono fieri. Ed è su questa base che in questi ultimi anni il dialogo fra cristiani e musulmani ha continuato e si è approfondito.
La drammatica situazione dei cristiani, degli yazidi e delle altre comunità religiose ed etniche numericamente minoritarie in Iraq esige una presa di posizione chiara e coraggiosa da parte dei responsabili religiosi, soprattutto musulmani, delle persone impegnate nel dialogo interreligioso e di tutte le persone di buona volontà. Tutti devono essere unanimi nella condanna senza ambiguità di questi crimini e denunciare l'appello alla religione per giustificarli.
Altrimenti quale credibilità avranno le religioni, i loro aderenti e i loro capi?
Quale credibilità potrebbe ancora avere il dialogo interreligioso così pazientemente perseguito in questi ultimi anni?
I responsabili religiosi sono anche chiamati a esercitare la loro influenza presso i governanti perché cessino tali crimini, siano puniti coloro che li commettono, si ristabilisca uno stato di diritto su tutto il territorio, assicurando il ritorno degli sfollati a casa loro. Ricordando la necessità di un'etica nella gestione delle società umane, questi stessi capi religiosi non mancheranno di sottolineare che il sostegno, il finanziamento e l'armare il terrorismo è da condannare moralmente.
Ciò detto, il Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso è riconoscente verso tutti coloro che hanno già levato le loro voci per denunciare il terrorismo, soprattutto quello che utilizza la religione per giustificarlo.
Uniamo dunque le nostre voci a quella di papa Francesco: "Che il Dio della pace susciti in noi un desiderio autentico di dialogo e di riconciliazione. La violenza non si vince con la violenza. La violenza si vince con la pace!".

martedì 8 luglio 2014

Ior, pronto il cambio al vertice e la riforma

da www.ilsole24ore.com


Ernst Von Freyberg (Reuters)Ernst Von Freyberg (Reuters)
Come tutte le "corporation" del mondo, ora anche lo Ior ha adottato una tempistica coerente con i cambi di management. Il presidente Ernst von Freyberg è in uscita, domani l'annuncio del nuovo presidente quasi certamente nella persona di Jean Baptiste DeFranssu - c'è la conferma ufficiale nel comunicato sul bilancio - e mette in fila i risultati conseguiti in 16 mesi di gestione del Torrione.

I conti non in linea con le nuove regole di gestione sono stati chiusi, e le posizioni in sofferenza sono state "stralciate" - come il buco di 15 milioni per il prestito a fondo perduto alla Lux Vide - ma tutto questo ha comportato un sacrificio in termini economici.

La consulenza del colosso americano Promontory, che lavora in pianta stabile da un anno con uno staff di professionisti, pesa per 8,3 milioni per il solo 2013: infatti i costi di gestione sono saliti del 35 per cento. Ma le riforme costano, e in effetti l'utile - crollato a 2,9 milioni da 86 del 2012, complice lo straordinario calo dell'oro - non è mai stato un obiettivo dello Ior, che anche quest'anno ha assicurato un dividendo per il Papa di 54 milioni.

Scendono i fondi gestiti per effetto del processo di ripulitura, e forse anche per una sorta di incertezza sul futuro dell'Istituto, sul quale per molti mesi ha pesato l'ipotesi di chiusura. Ora si cambia registro e la riforma che sarà annunciata domani in conferenza stampa - ufficializzata dalla nota dello Ior - vedrà uno Ior più piccolo, più banca "retail" che banca d'affari (mestiere che, si è visto, non sa fare...), con una forte interazione con l'Apsa, destinato a diventare banca centrale "versione Santa Sede". I compiti di coordinamento delle gestioni patrimoniali saranno accentrate nella Segreteria dell'Economia, guidata dal cardinale-prefetto George Pell, uomo forte delle finanze pontificie.

sabato 7 giugno 2014

Bartolomeo: Cristiani uniti, veri catalizzatori della pace in Medio Oriente

da www.asianews.it

ORTODOSSI - VATICANO
di Nat da Polis
Il patriarca ecumenico arriva oggi a Roma per prendere parte all'incontro di preghiera con papa Francesco, Shimon Peres e Mahmoud Abbas. L'incontro di preghiera ha un significato più importante dei risultati immediati.


Istanbul (AsiaNews) - Il patriarca ecumenico Bartolomeo arriva stasera a Roma, per partecipare alla preghiera per la pace di domani, su invito del Papa  Francesco.
Il pontefice ha invitato anche il presidente israeliano Shimon Perez e il palestinese  Mahmoud Abbas, per pregare per la pace nel martoriato Medio Oriente , dove l'elemento cristiano sta per scomparire.
Nella sua lettera d'invito, papa Francesco dice che la presenza di Bartolomeo è "un atto di continuità del loro comune pellegrinaggio di Gerusalemme.... Un vero dono".
Nel messaggio, il pontefice ringrazia Bartolomeo per la sua insistenza nel realizzare l'incontro di Gerusalemme "che è stato un vero dono del Signore per venerare insieme quei santissimi luoghi e unirci in preghiera sul luogo del Sepolcro di Cristo, fondamento della nostra speranza".
Bartolomeo ha sottolineato che la preghiera di domani assume un significato molto importante che va oltre i risultati immediati: esso vuole dimostrare che tocca ai cristiani il compito privilegiato di essere la vera voce della pace nel mondo, nel rispetto dei dettami del nostro Signore  espressi nella tradizione apostolica  della vera Chiesa unita.
Insomma, la vera unità tra i cristiani costituisce il vero catalizzatore per la vera pace nel mondo ed è l'unica risposta ai problemi esistenziali del nostro piccolo pianeta.
A chi tra i cristiani è titubante verso queste iniziative, il patriarca ecumenico ha ripetuto quanto detto a Gerusalemme: "Ho camminato con mio fratello Francesco su questa Terra Santa non con i timori di Cleopa e Luca nel loro cammino verso Emmaus (cfr Luca 24, 13-35), ma ispirato dalla viva speranza, come ci insegna Nostro Signore ".
Nella visione di Bartolomeo, anche la preparazione e la celebrazione di tutti i cristiani per i 1700 anni del Concilio di Nicea - di cui si è parlato a Gerusalemme con il papa - rientra nel cammino per la pace del mondo.

mercoledì 4 giugno 2014

Messaggio di Papa Francesco a Kirill, Patriarca di Mosca: Pronto a incontrarti

da www.asianews.it

RUSSIA-VATICANO
di Marta Allevato
Secondo fonti di AsiaNews il messaggio è stato portato personalmente a Kirill dal direttore del Coro della Cappella Sisitina, esibitosi nella capitale russa nei giorni in cui il Pontefice vedeva Bartolomeo in Terra Santa.


Mosca (AsiaNews) - Negli stessi giorni della visita in Terra Santa e dell'abbraccio con Bartolomeo I, Patriarca ecumenico di Costantinopoli, il Papa ha inviato un "messaggio personale" al primate degli ortodossi russi, Kirill, per dirgli che "è disposto a incontrarlo in qualsiasi luogo". A raccontarlo ad AsiaNews sono fonti del Dipartimento sinodale per le relazioni esterne di Mosca, secondo le quali il messaggio è stato recapitato da mon. Massimo Palombella, direttore del Coro della cappella musicale pontificia Sistina, esibitosi a Mosca il 27 maggio, in occasione del quinto anniversario dell'intronizzazione del Patriarca.
Le parole del Pontefice sono state riferite in forma privata, "davanti a poche persone", a margine del concerto, a cui partecipava anche il Coro sinodale del Patriarcato di Mosca. Le stesse fonti raccontano che Kirill si è limitato a "ringraziare" per il "regalo prezioso" fattogli dagli "amici di Roma". Diversi tentativi di contattare il direttore del Coro della Cappella Sistina per un commento non sono andati a buon fine.  Secondo fonti nella comunità cattolica a Mosca, la tempistica del messaggio non era casuale: nei giorni in cui incontrava Bartolomeo - con il quale il Patriarcato di Mosca è in rivalità all'interno del mondo ortodosso - papa Bergoglio voleva ribadire il suo interesse anche per i rapporti con la Chiesa russa.
Non è chiaro se a Mosca abbiano apprezzato il gesto. Il 28 maggio, Kirill ha parlato di un "raffreddamento" nelle relazioni con il Vaticano, legato all'impegno dei greco-cattolici ucraini nelle proteste del Maidan di Kiev e alle loro posizioni - a sue dire - "russofobiche". Il primate ha avvertito che la situazione nell'ex Repubblica sovietica getta "un'ombra molto triste" sulle relazioni tra il Patriarcato e la Santa Sede. Stando a fonti nella comunità ortodossa, le parole del Patriarca "non erano rivolte direttamente al Papa, di cui continua invece ad apprezzare l'operato, ma in generale verso chi nella Chiesa cattolica non ha interesse al dialogo ecumenico".
Posizione che trova riscontro nelle recenti dichiarazioni del metropolita Hilarion, capo del Dipartimento sinodale per le relazioni ecclesiastiche esterne. "Una parte della Chiesa cattolica sta investendo energie, talenti e risorse nel rafforzare l'interazione tra cattolici e ortodossi, mentre un'altra sta facendo il possibile per creare sfiducia e inimicizia", ha denunciato il metropolita parlando il 3 giugno a un Congresso a Minsk.

lunedì 13 gennaio 2014

Papa: Dio "ci prepara" da generazioni "e quando le cose non vanno bene, Lui si immischia nella storia e arrangia la situazione"

da www.asianews.it

VATICANO
"E' proprio di Dio, dell'amore di Dio preparare le strade ... preparare le nostre vite, per ognuno di noi". "Questo è l'amore eterno del Signore; eterno, ma concreto! Anche un amore artigianale, perché Lui va facendo la storia, va preparando la strada a ognuno di noi".


Città del Vaticano (AsiaNews) - Dio, col suo amore "ci prepara" da tante generazioni. "E quando le cose non vanno bene, Lui si immischia nella storia e arrangia la situazione", aggiusta i nostri sbagli e non ci abbandona mai, anche se noi non riusciamo a capire. Ancora l'amore, "la tenerezza di Dio" nella riflessione di papa Francesco nella messa celebrata questa mattina Casa santa Marta.
Il Papa ha preso spunto dal Vangelo del giorno, là dove Gesù chiama Pietro, Andrea, Giacomo e Giovanni: stanno pescando, ma lasciano subito le reti e lo seguono. Francesco evidenzia che il Signore vuole preparare i suoi discepoli alla loro nuova missione. Come riferisce la Radio Vaticana, il Papa dice che "è proprio di Dio, dell'amore di Dio preparare le strade ... preparare le nostre vite, per ognuno di noi. Lui non ci fa cristiani per generazione spontanea: Lui prepara! Prepara la nostra strada, prepara la nostra vita, da tempo".
"Sembra che Simone, Andrea, Giacomo, Giovanni siano stati qui definitivamente eletti, sì sono stati eletti! Ma loro in questo momento non sono stati definitivamente fedeli! Dopo questa elezione hanno sbagliato, hanno fatto proposte non cristiane al Signore: hanno rinnegato il Signore! Pietro in grado superlativo, gli altri per timore: sono spaventati e sono andati vita. Hanno abbandonato il Signore. Il Signore prepara. E poi, dopo la Resurrezione, il Signore ha dovuto continuare questo cammino di preparazione fino al giorno di Pentecoste. E dopo Pentecoste anche, alcuni di questi - Pietro, per esempio - ha sbagliato e Paolo ha dovuto correggerlo. Ma il Signore prepara".
"Ci prepara da tante generazioni". "E quando le cose non vanno bene, Lui si immischia nella storia e arrangia la situazione e va avanti con noi. Ma pensiamo alla genealogia di Gesù Cristo, a quella lista: questo genera questo, questo genera questo, questo genera questo... In quella lista di storia ci sono peccatori e peccatrici. Ma come ha fatto il Signore? Si è immischiato, ha corretto la strada, ha regolato le cose. Pensiamo al grande Davide, un grande peccatore e poi un grande santo. Il Signore sa! Quando il Signore ci dice 'Con amore eterno, Io ti ho amato' si riferisce a questo. Da tante generazioni il Signore ha pensato a noi, a ognuno di noi!".
"Mi piace pensare che il Signore abbia i sentimenti della coppia che è in attesa di un figlio: lo aspetta. Ci aspetta sempre in questa storia e poi ci accompagna durante la storia. Questo è l'amore eterno del Signore; eterno, ma concreto! Anche un amore artigianale, perché Lui va facendo la storia, va preparando la strada a ognuno di noi. E questo è l'amore di Dio" che "ci ama da sempre e mai ci abbandona! Preghiamo il Signore di conoscere questa tenerezza del suo cuore". E questo è "un atto di fede" e non è facile credere questo, "perché il nostro razionalismo dice: 'Come il Signore, con tante persone che ha, pensa a me? Ma ha preparato la strada a me! Con le nostre mamme, le nostre nonne, i nostri padri, i nostri nonni e bisnonni... Il Signore fa così. E' questo il suo amore: concreto, eterno e anche artigianale. Preghiamo, chiedendo questa grazia di capire l'amore di Dio. Ma non si capisce mai! Si sente, si piange, ma capirlo di qua, non si capisce. Anche questo ci dice quanto grande è questo amore. Il Signore che ci prepara da tempo, cammina con noi, preparando gli altri. E' sempre con noi! Chiediamo la grazia di capire col cuore questo grande amore".

giovedì 12 dicembre 2013

Papa: la fraternità fondamento e via per la pace contro egoismi, sfruttamento e sopraffazioni

da www.asianews.it

VATICANO
Messaggio di Francesco per la Giornata mondiale della pace. Fondamento della fraternità è la comune paternità di Dio. La "globalizzazione dell'indifferenza". Il numero sempre crescente di interconnessioni e di comunicazioni "ci rende vicini, ma non ci rende fratelli". "Gli accordi internazionali e le leggi nazionali, pur essendo necessari ed altamente auspicabili, non sono sufficienti da soli a porre l'umanità al riparo dal rischio dei conflitti armati. È necessaria una conversione dei cuori che permetta a ciascuno di riconoscere nell'altro un fratello". "Il succedersi delle crisi economiche deve portare agli opportuni ripensamenti dei modelli di sviluppo economico e a un cambiamento negli stili di vita".
Città del Vaticano (AsiaNews) - La fraternità tra tutti gli uomini - che ha il suo fondamento nell'unica paternità di Dio e in Gesù ha visto il superamento della separazione tra i popoli - è "fondamento e via per la pace", in quanto consente di vincere la "globalizzazione dell'indifferenza", che fa lentamente "abituare" alla sofferenza dell'altro, e quindi non solo di porre fine ai conflitti e a modelli di sviluppo economico nel quale "le persone vengono ridotte a oggetti da sfruttare", ma soprattutto di lavorare assieme per edificare l'avvenire comune di ogni persona e dell'umanità intera, riconoscendo e promuovendo i diritti e il benessere del "fratello".
E' articolato su questo principio il messaggio di papa Francesco per la prossima Giornata mondiale della pace - che sarà celebrata il primo gennaio 2014 - intitolato "Fraternità, fondamento e via per la pace", pubblicato oggi.
Il Papa parte dalla considerazione che "la fraternità è una dimensione essenziale dell'uomo, il quale è un essere relazionale. La viva consapevolezza di questa relazionalità ci porta a vedere e trattare ogni persona come una vera sorella e un vero fratello; senza di essa diventa impossibile la costruzione di una società giusta, di una pace solida e duratura". Ma, se da un lato "il numero sempre crescente di interconnessioni e di comunicazioni che avviluppano il nostro pianeta rende più palpabile la consapevolezza dell'unità e della condivisione di un comune destino tra le Nazioni della terra", dall'altro il mondo si caratterizza anche con la "globalizzazione dell'indifferenza". Perché, "come ha affermato Benedetto XVI, la globalizzazione, ci rende vicini, ma non ci rende fratelli".
"In tante parti del mondo, sembra non conoscere sosta la grave lesione dei diritti umani fondamentali, soprattutto del diritto alla vita e di quello alla libertà di religione. Il tragico fenomeno del traffico degli esseri umani, sulla cui vita e disperazione speculano persone senza scrupoli, ne rappresenta un inquietante esempio. Alle guerre fatte di scontri armati si aggiungono guerre meno visibili, ma non meno crudeli, che si combattono in campo economico e finanziario con mezzi altrettanto distruttivi di vite, di famiglie, di imprese".
"Le nuove ideologie, caratterizzate da diffuso individualismo, egocentrismo e consumismo materialistico, indeboliscono i legami sociali, alimentando quella mentalità dello "scarto", che induce al disprezzo e all'abbandono dei più deboli, di coloro che vengono considerati 'inutili'. Così la convivenza umana diventa sempre più simile a un mero do ut des pragmatico ed egoista". "In pari tempo appare chiaro che anche le etiche contemporanee risultano incapaci di produrre vincoli autentici di fraternità, poiché una fraternità priva del riferimento ad un Padre comune, quale suo fondamento ultimo, non riesce a sussistere. Una vera fraternità tra gli uomini suppone ed esige una paternità trascendente. A partire dal riconoscimento di questa paternità, si consolida la fraternità tra gli uomini, ovvero quel farsi 'prossimo' che si prende cura dell'altro". E "la radice della fraternità è contenuta nella paternità di Dio. Non si tratta di una paternità generica, indistinta e storicamente inefficace, bensì dell'amore personale, puntuale e straordinariamente concreto di Dio per ciascun uomo (cfr Mt 6,25-30). Una paternità, dunque, efficacemente generatrice di fraternità, perché l'amore di Dio, quando è accolto, diventa il più formidabile agente di trasformazione dell'esistenza e dei rapporti con l'altro, aprendo gli uomini alla solidarietà e alla condivisione operosa". "In particolare, la fraternità umana è rigenerata in e da Gesù Cristo con la sua morte e risurrezione". "Gesù riprende dal principio il progetto del Padre, riconoscendogli il primato su ogni cosa. Ma il Cristo, con il suo abbandono alla morte per amore del Padre, diventa principio nuovo e definitivo di tutti noi, chiamati a riconoscerci in Lui come fratelli perché figli dello stesso Padre. Egli è l'Alleanza stessa, lo spazio personale della riconciliazione dell'uomo con Dio e dei fratelli tra loro. Nella morte in croce di Gesù c'è anche il superamento della separazione tra popoli, tra il popolo dell'Alleanza e il popolo dei Gentili, privo di speranza perché fino a quel momento rimasto estraneo ai patti della Promessa".
La fraternità, fondamento e via per la pace
"Ciò premesso, è facile comprendere che la fraternità è fondamento e via per la pace. Le Encicliche sociali dei miei Predecessori offrono un valido aiuto in tal senso. Sarebbe sufficiente rifarsi alle definizioni di pace della Populorum progressio di Paolo VI o della Sollicitudo rei socialis di Giovanni Paolo II. Dalla prima ricaviamo che lo sviluppo integrale dei popoli è il nuovo nome della pace.3 Dalla seconda, che la pace è opus solidaritatis. Paolo VI afferma che non soltanto le persone, ma anche le Nazioni debbono incontrarsi in uno spirito di fraternità. E spiega: «In questa comprensione e amicizia vicendevoli, in questa comunione sacra noi dobbiamo [...] lavorare assieme per edificare l'avvenire comune dell'umanità». Questo dovere riguarda in primo luogo i più favoriti. I loro obblighi sono radicati nella fraternità umana e soprannaturale e si presentano sotto un triplice aspetto: il dovere di solidarietà, che esige che le Nazioni ricche aiutino quelle meno progredite; il dovere di giustizia sociale, che richiede il ricomponimento in termini più corretti delle relazioni difettose tra popoli forti e popoli deboli; il dovere di carità universale, che implica la promozione di un mondo più umano per tutti, un mondo nel quale tutti abbiano qualcosa da dare e da ricevere, senza che il progresso degli uni costituisca un ostacolo allo sviluppo degli altri. Così, se si considera la pace come opus solidaritatis, allo stesso modo, non si può pensare che la fraternità non ne sia il fondamento precipuo. La pace, afferma Giovanni Paolo II, è un bene indivisibile. O è bene di tutti o non lo è di nessuno. Essa può essere realmente conquistata e fruita, come miglior qualità della vita e come sviluppo più umano e sostenibile, solo se si attiva, da parte di tutti, «una determinazione ferma e perseverante di impegnarsi per il bene comune». Ciò implica di non farsi guidare dalla «brama del profitto» e dalla «sete del potere». Occorre avere la disponibilità a «"perdersi" a favore dell'altro invece di sfruttarlo, e a "servirlo" invece di opprimerlo per il proprio tornaconto. [...] L'"altro" - persona, popolo o Nazione - [non va visto] come uno strumento qualsiasi, per sfruttare a basso costo la sua capacità di lavoro e la resistenza fisica, abbandonandolo poi quando non serve più, ma come un nostro "simile", un "aiuto"». La solidarietà cristiana presuppone che il prossimo sia amato non solo come «un essere umano con i suoi diritti e la sua fondamentale eguaglianza davanti a tutti, ma [come] viva immagine di Dio Padre, riscattata dal sangue di Gesù Cristo e posta sotto l'azione permanente dello Spirito Santo», come un altro fratello".
La fraternità, poi, è "premessa per sconfiggere la povertà". La "profonda povertà relazionale" che esiste in molte società è dovuta "alla carenza di solide relazioni familiari e comunitarie. Assistiamo con preoccupazione alla crescita di diversi tipi di disagio, di emarginazione, di solitudine e di varie forme di dipendenza patologica. Una simile povertà può essere superata solo attraverso la riscoperta e la valorizzazione di rapporti fraterni in seno alle famiglie e alle comunità, attraverso la condivisione delle gioie e dei dolori, delle difficoltà e dei successi che accompagnano la vita delle persone". "Inoltre, se da un lato si riscontra una riduzione della povertà assoluta, dall'altro lato non possiamo non riconoscere una grave crescita della povertà relativa, cioè di diseguaglianze tra persone e gruppi che convivono in una determinata regione o in un determinato contesto storico-culturale. In tal senso, servono anche politiche efficaci che promuovano il principio della fraternità, assicurando alle persone - eguali nella loro dignità e nei loro diritti fondamentali - di accedere ai 'capitali', ai servizi, alle risorse educative, sanitarie, tecnologiche affinché ciascuno abbia l'opportunità di esprimere e di realizzare il suo progetto di vita, e possa svilupparsi in pienezza come persona".
"Le gravi crisi finanziarie ed economiche contemporanee - che trovano la loro origine nel progressivo allontanamento dell'uomo da Dio e dal prossimo, nella ricerca avida di beni materiali, da un lato, e nel depauperamento delle relazioni interpersonali e comunitarie dall'altro - hanno spinto molti a ricercare la soddisfazione, la felicità e la sicurezza nel consumo e nel guadagno oltre ogni logica di una sana economia". "Il succedersi delle crisi economiche deve portare agli opportuni ripensamenti dei modelli di sviluppo economico e a un cambiamento negli stili di vita. La crisi odierna, pur con il suo grave retaggio per la vita delle persone, può essere anche un'occasione propizia per recuperare le virtù della prudenza, della temperanza, della giustizia e della fortezza. Esse ci possono aiutare a superare i momenti difficili e a riscoprire i vincoli fraterni che ci legano gli uni agli altri, nella fiducia profonda che l'uomo ha bisogno ed è capace di qualcosa in più rispetto alla massimizzazione del proprio interesse individuale. Soprattutto tali virtù sono necessarie per costruire e mantenere una società a misura della dignità umana".
La fraternità spegne la guerra
"Nell'anno trascorso, molti nostri fratelli e sorelle hanno continuato a vivere l'esperienza dilaniante della guerra, che costituisce una grave e profonda ferita inferta alla fraternità. Molti sono i conflitti che si consumano nell'indifferenza generale. A tutti coloro che vivono in terre in cui le armi impongono terrore e distruzioni, assicuro la mia personale vicinanza e quella di tutta la Chiesa. Quest'ultima ha per missione di portare la carità di Cristo anche alle vittime inermi delle guerre dimenticate, attraverso la preghiera per la pace, il servizio ai feriti, agli affamati, ai rifugiati, agli sfollati e a quanti vivono nella paura. La Chiesa alza altresì la sua voce per far giungere ai responsabili il grido di dolore di quest'umanità sofferente e per far cessare, insieme alle ostilità, ogni sopruso e violazione dei diritti fondamentali dell'uomo. Per questo motivo desidero rivolgere un forte appello a quanti con le armi seminano violenza e morte: riscoprite in colui che oggi considerate solo un nemico da abbattere il vostro fratello e fermate la vostra mano! Rinunciate alla via delle armi e andate incontro all'altro con il dialogo, il perdono e la riconciliazione per ricostruire la giustizia, la fiducia e la speranza intorno a voi!". "Tuttavia, finché ci sarà una così grande quantità di armamenti in circolazione come quella attuale, si potranno sempre trovare nuovi pretesti per avviare le ostilità. Per questo faccio mio l'appello dei miei Predecessori in favore della non proliferazione delle armi e del disarmo da parte di tutti, a cominciare dal disarmo nucleare e chimico".
"Non possiamo però non constatare che gli accordi internazionali e le leggi nazionali, pur essendo necessari ed altamente auspicabili, non sono sufficienti da soli a porre l'umanità al riparo dal rischio dei conflitti armati. È necessaria una conversione dei cuori che permetta a ciascuno di riconoscere nell'altro un fratello di cui prendersi cura, con il quale lavorare insieme per costruire una vita in pienezza per tutti. È questo lo spirito che anima molte delle iniziative della società civile, incluse le organizzazioni religiose, in favore della pace. Mi auguro che l'impegno quotidiano di tutti continui a portare frutto e che si possa anche giungere all'effettiva applicazione nel diritto internazionale del diritto alla pace, quale diritto umano fondamentale, pre-condizione necessaria per l'esercizio di tutti gli altri diritti".
Il messaggio evidenzia poi come "la fraternità genera pace sociale perché crea un equilibrio fra libertà e giustizia, fra responsabilità personale e solidarietà, fra bene dei singoli e bene comune. Una comunità politica deve, allora, agire in modo trasparente e responsabile per favorire tutto ciò. I cittadini devono sentirsi rappresentati dai poteri pubblici nel rispetto della loro libertà. Invece, spesso, tra cittadino e istituzioni, si incuneano interessi di parte che deformano una tale relazione, propiziando la creazione di un clima perenne di conflitto".
"Un autentico spirito di fraternità vince l'egoismo individuale che contrasta la possibilità delle persone di vivere in libertà e in armonia tra di loro. Tale egoismo si sviluppa socialmente sia nelle molte forme di corruzione, oggi così capillarmente diffuse, sia nella formazione delle organizzazioni criminali, dai piccoli gruppi a quelli organizzati su scala globale, che, logorando in profondità la legalità e la giustizia, colpiscono al cuore la dignità della persona. Queste organizzazioni offendono gravemente Dio, nuocciono ai fratelli e danneggiano il creato, tanto più quando hanno connotazioni religiose". Il Papa indica, in proposito il "dramma lacerante della droga", la "devastazione delle risorse naturali", la "tragedia dello sfruttamento del lavoro", la "speculazione finanziaria, che spesso assume caratteri predatori e nocivi per interi sistemi economici e sociali, esponendo alla povertà milioni di uomini e donne", la "prostituzione", "l'abominio del traffico di esseri umani", "i reati e gli abusi contro i minori, la schiavitù che ancora diffonde il suo orrore in tante parti del mondo, la tragedia spesso inascoltata dei migranti sui quali si specula indegnamente nell'illegalità". E "viene anche da pensare alle condizioni inumane di tante carceri, dove il detenuto è spesso ridotto in uno stato sub-umano e viene violato nella sua dignità di uomo, soffocato anche in ogni volontà ed espressione di riscatto".
La fraternità, infine, "aiuta a custodire e a coltivare la natura", dal momento che essa è "dono comune" del Creator, mentre "invece. siamo spesso guidati dall'avidità, dalla superbia del dominare, del possedere, del manipolare, dello sfruttare; non custodiamo la natura, non la rispettiamo, non la consideriamo come un dono gratuito di cui avere cura e da mettere a servizio dei fratelli, comprese le generazioni future". "In particolare, il settore agricolo è il settore produttivo primario con la vitale vocazione di coltivare e custodire le risorse naturali per nutrire l'umanità. A tale riguardo, la persistente vergogna della fame nel mondo mi incita a condividere con voi la domanda: in che modo usiamo le risorse della terra? Le società odierne devono riflettere sulla gerarchia delle priorità a cui si destina la produzione. Difatti, è un dovere cogente che si utilizzino le risorse della terra in modo che tutti siano liberi dalla fame. Le iniziative e le soluzioni possibili sono tante e non si limitano all'aumento della produzione. E' risaputo che quella attuale è sufficiente, eppure ci sono milioni di persone che soffrono e muoiono di fame e ciò costituisce un vero scandalo. È necessario allora trovare i modi affinché tutti possano beneficiare dei frutti della terra, non soltanto per evitare che si allarghi il divario tra chi più ha e chi deve accontentarsi delle briciole, ma anche e soprattutto per un'esigenza di giustizia e di equità e di rispetto verso ogni essere umano. In tal senso, vorrei richiamare a tutti quella necessaria destinazione universale dei beni che è uno dei principi-cardine della dottrina sociale della Chiesa. Rispettare tale principio è la condizione essenziale per consentire un fattivo ed equo accesso a quei beni essenziali e primari di cui ogni uomo ha bisogno e diritto".
"La fraternità - conclude il Papa - ha bisogno di essere scoperta, amata, sperimentata, annunciata e testimoniata. Ma è solo l'amore donato da Dio che ci consente di accogliere e di vivere pienamente la fraternità. Il necessario realismo della politica e dell'economia non può ridursi ad un tecnicismo privo di idealità, che ignora la dimensione trascendente dell'uomo. Quando manca questa apertura a Dio, ogni attività umana diventa più povera e le persone vengono ridotte a oggetti da sfruttare. Solo se accettano di muoversi nell'ampio spazio assicurato da questa apertura a Colui che ama ogni uomo e ogni donna, la politica e l'economia riusciranno a strutturarsi sulla base di un autentico spirito di carità fraterna e potranno essere strumento efficace di sviluppo umano integrale e di pace.
Noi cristiani crediamo che nella Chiesa siamo membra gli uni degli altri, tutti reciprocamente necessari, perché ad ognuno di noi è stata data una grazia secondo la misura del dono di Cristo, per l'utilità comune (cfr Ef 4,7.25; 1 Cor 12,7). Cristo è venuto nel mondo per portarci la grazia divina, cioè la possibilità di partecipare alla sua vita. Ciò comporta tessere una relazionalità fraterna, improntata alla reciprocità, al perdono, al dono totale di sé, secondo l'ampiezza e la profondità dell'amore di Dio, offerto all'umanità da Colui che, crocifisso e risorto, attira tutti a sé: «Vi dò un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri» (Gv 13,34-35). È questa la buona novella che richiede ad ognuno un passo in più, un esercizio perenne di empatia, di ascolto della sofferenza e della speranza dell'altro, anche del più lontano da me, incamminandosi sulla strada esigente di quell'amore che sa donarsi e spendersi con gratuità per il bene di ogni fratello e sorella". (FP)