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mercoledì 18 luglio 2012

Moneyval sul Vaticano: molti passi compiuti, ma bisogna rafforzare l’antiriclaggio

da http://www.lastampa.it/

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Ior
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Reso noto il rapporto sulla Santa Sede: risulta conforme o largamente conforme in nove delle 16 raccomandazioni più importanti

Andrea TornielliCittà del Vaticano

Moneyval, l’organismo del  Consiglio d'Europa chiamato a valutare la conformità degli Stati alle normative internazionali antiriciclaggio e antiterrorismo, ha reso noto questa mattina il rapporto sulla Santa Sede che è stato discusso lo scorso 4 luglio durante l’assemblea generale. Nel documento si riconosce che la Santa Sede «ha percorso una lunga strada in un periodo di tempo assai breve e molti degli elementi costitutivi del proprio sistema» antiriciclaggio e contro il finanziamento del terrorismo, «sono ora formalmente in vigore. Vi sono tuttavia alcune importanti questioni che devono essere affrontate per poter provare pienamente l’effettività del sistema».
 
Delle 45 raccomandazioni internazionali del GAFI considerate applicabili nel caso specifico, «la Santa Sede è stata giudicata non conforme o parzialmente conforme a 23 (51%) e conforme o largamente conforme alle rimanenti 22 (49%)». Per quanto riguarda invece le 16 raccomandazioni ritenute centrali e dunque più importanti, il Vaticano risulta conforme o largamente conforme in nove, mentre dovrà adeguarsi per le rimanenti sette.


Per quanto riguarda le 16 raccomandazioni più importanti, il Vaticano ottiene un giudizio «largamente conforme» in punti che riguardano il contrasto al riciclaggio di denaro, le misure di confisca, le leggi sulla riservatezza, la documentazione, l’assistenza legale reciproca, il trattamento penale del finanziamento del terrorismo, la cooperazione internazionale e altri. Giudizio di conformità per le convenzioni. Mentre i giudizi di «non conformità» o «parziale conformità» riguardano invece la «customer due diligence», la segnalazione delle operazioni sospette, la regolazione, supervisione e monitoraggio, le altre forme di cooperazione, l’implementazione degli strumenti Onu, il congelamento e la confisca degli «asset» terroristici.

Va ricordato che è stata la Santa Sede a chiedere di essere valutata da Moneyval, avendo l’intenzione di adottare i criteri internazionali antiriciclaggio. Alla fine del 2010 il Vaticano ha adottato la legge 127, scritta da Marcello Condemi, ed entrata in vigore nell’aprile dell’anno scorso. Nel giugno dello stesso anno diventava operativa anche l’AIF, l’autorità di informazione finanziaria, presieduta dal cardinale Attilio Nicora, chiamata a svolgere attività di vigilanza.


Dopo una prima visita dei valutatori di Moneyval, la legge 127 era stata considerata lacunosa e limitata in diverse sue parti. Così, in meno di due mesi, la Santa Sede ha rimesso mano con un nuovo team di lavoro alla sua legislazione antiriciclaggio, emendando e completando le norme in vigore con un decreto pubblicato nel gennaio di quest’anno.


Con le nuove norme è stato introdotto il criterio dell’«approccio basato sul rischio» per un’adeguata verifica della clientela e per l’identificazione di transazioni sospette, si è rafforzata la cooperazione internazionali, è stata resa conforme agli standard internazionali la normativa interna sul segreto in materia finanziaria ed stata introdotta un’ampia definizione dei reati di riciclaggio e finanziamento del terrorismo, rafforzando anche i poteri dei Tribunali vaticani e aggravando le sanzioni. Le nuove norme stabilivano chiaramente la responsabilità della Segreteria di Stato per le politiche antiriciclaggio e antiterrorismo e per l’adozione dei trattati internazionali, affidando alla Pontificia commissione per lo Stato della Città del Vaticano il compito di preparare un regolamento sui poteri ispettivi dell’AIF, e affidando un ruolo specifico alla Gendarmeria vaticana nelle indagini antiriciclaggio.


Come si ricorderà, alcuni aspetti delle nuove norme introdotte lo scorso gennaio erano state oggetto di un dibattito interno – in parte rivelato dai vatileaks – perché lo stesso cardinale Nicora aveva lamentato un certo ridimensionamento dell’AIF, l’autorità di vigilanza da lui presieduto. Anche l’ex presidente dello IOR, Ettore Gotti Tedeschi, aveva avanzato critiche su alcuni punti della nuova legge. Il rapporto di Moneyval mostra come ci siano ancora molti passi da fare per un adeguamento completo agli standard richiesti. In particolare si nota nel rapporto come «nessuna valutazione del rischio» riciclaggio e finanziamento del terrorismo sia «ancora stata intrapresa», anche se è stato avviato «un processo inteso a dare impulso a una valutazione dei rischi».
 

«La base legislativa per la vigilanza – scrive ancora Moneyval – deve essere ulteriormente rafforzata. I valutatori hanno ritenuto che ci fosse una mancanza di chiarezza circa il ruolo, le responsabilità, l’autorità, i poteri e l’indipendenza dell’Autorità di Informazione Finanziaria (AIF), nella sua veste di supervisore» antiriciclaggio.


«Non ha avuto luogo – riferisce Moneyval – alcuna ispezione in loco né tanto meno alcuna prova a campione dei “file client”. È fortemente raccomandato che l’Istituto per le Opere di Religione (IOR) sia sottoposto nel prossimo futuro alla vigilanza prudenziale di un supervisore indipendente e che vengano da quest’ultimo applicati i requisiti di affidabilità e correttezza al senior management delle istituzioni finanziarie». Sempre a proposito dello IOR, il rapporto «raccomanda di prendere in seria considerazione l’introduzione di disposizioni di legge che individuino gli aventi diritto a possedere un conto» presso la banca vaticana.

Il rapporto di Moneyval riconosce che «nel complesso sono state adottate misure idonee a facilitare la cooperazione sia a livello nazionale sia a livello internazionale. I valutatori hanno accolto con favore la decisione della Santa Sede di divenire una parte a pieno titolo delle Convenzioni di Vienna, di Palermo e sul finanziamento del terrorismo dell’ONU nel gennaio 2012. Le informazioni fornite hanno mostrato un track record ampiamente soddisfacente in cooperazione giudiziale internazionale, anche se un paese ha indicato di aver incontrato delle difficoltà nelle relazioni di mutua assistenza giudiziaria con la Santa Sede». A questo proposito, la nota negativa rilevata è che l’AIF «è limitata nelle sue capacità di scambiare informazioni con altri UIF (unità di informazione finanziaria, ndr) dall’obbligo di aver concluso un memorandum d’intesa con questi ultimi».

Infine si fa notare che «46 organizzazioni senza scopo di lucro operano all’interno della Santa Sede/Stato della Città del Vaticano. Le responsabilità dell’AIF dovrebbero essere estese al monitoraggio di questo settore».


Ora la Santa Sede, che ritiene soddisfacente il risultato ottenuto, ha un anno di tempo per adeguarsi nei punti giudicati insufficienti dai valutatori internazionali. Il percorso fatto fino ad ora mostra la chiara volontà di introdurre quanto necessario per aderire ai parametri antiriciclaggio e antiterrorismo dei Paesi cosiddetti «virtuosi». Ma c’è ancora molta strada da fare.