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giovedì 12 dicembre 2013

Papa: la fraternità fondamento e via per la pace contro egoismi, sfruttamento e sopraffazioni

da www.asianews.it

VATICANO
Messaggio di Francesco per la Giornata mondiale della pace. Fondamento della fraternità è la comune paternità di Dio. La "globalizzazione dell'indifferenza". Il numero sempre crescente di interconnessioni e di comunicazioni "ci rende vicini, ma non ci rende fratelli". "Gli accordi internazionali e le leggi nazionali, pur essendo necessari ed altamente auspicabili, non sono sufficienti da soli a porre l'umanità al riparo dal rischio dei conflitti armati. È necessaria una conversione dei cuori che permetta a ciascuno di riconoscere nell'altro un fratello". "Il succedersi delle crisi economiche deve portare agli opportuni ripensamenti dei modelli di sviluppo economico e a un cambiamento negli stili di vita".
Città del Vaticano (AsiaNews) - La fraternità tra tutti gli uomini - che ha il suo fondamento nell'unica paternità di Dio e in Gesù ha visto il superamento della separazione tra i popoli - è "fondamento e via per la pace", in quanto consente di vincere la "globalizzazione dell'indifferenza", che fa lentamente "abituare" alla sofferenza dell'altro, e quindi non solo di porre fine ai conflitti e a modelli di sviluppo economico nel quale "le persone vengono ridotte a oggetti da sfruttare", ma soprattutto di lavorare assieme per edificare l'avvenire comune di ogni persona e dell'umanità intera, riconoscendo e promuovendo i diritti e il benessere del "fratello".
E' articolato su questo principio il messaggio di papa Francesco per la prossima Giornata mondiale della pace - che sarà celebrata il primo gennaio 2014 - intitolato "Fraternità, fondamento e via per la pace", pubblicato oggi.
Il Papa parte dalla considerazione che "la fraternità è una dimensione essenziale dell'uomo, il quale è un essere relazionale. La viva consapevolezza di questa relazionalità ci porta a vedere e trattare ogni persona come una vera sorella e un vero fratello; senza di essa diventa impossibile la costruzione di una società giusta, di una pace solida e duratura". Ma, se da un lato "il numero sempre crescente di interconnessioni e di comunicazioni che avviluppano il nostro pianeta rende più palpabile la consapevolezza dell'unità e della condivisione di un comune destino tra le Nazioni della terra", dall'altro il mondo si caratterizza anche con la "globalizzazione dell'indifferenza". Perché, "come ha affermato Benedetto XVI, la globalizzazione, ci rende vicini, ma non ci rende fratelli".
"In tante parti del mondo, sembra non conoscere sosta la grave lesione dei diritti umani fondamentali, soprattutto del diritto alla vita e di quello alla libertà di religione. Il tragico fenomeno del traffico degli esseri umani, sulla cui vita e disperazione speculano persone senza scrupoli, ne rappresenta un inquietante esempio. Alle guerre fatte di scontri armati si aggiungono guerre meno visibili, ma non meno crudeli, che si combattono in campo economico e finanziario con mezzi altrettanto distruttivi di vite, di famiglie, di imprese".
"Le nuove ideologie, caratterizzate da diffuso individualismo, egocentrismo e consumismo materialistico, indeboliscono i legami sociali, alimentando quella mentalità dello "scarto", che induce al disprezzo e all'abbandono dei più deboli, di coloro che vengono considerati 'inutili'. Così la convivenza umana diventa sempre più simile a un mero do ut des pragmatico ed egoista". "In pari tempo appare chiaro che anche le etiche contemporanee risultano incapaci di produrre vincoli autentici di fraternità, poiché una fraternità priva del riferimento ad un Padre comune, quale suo fondamento ultimo, non riesce a sussistere. Una vera fraternità tra gli uomini suppone ed esige una paternità trascendente. A partire dal riconoscimento di questa paternità, si consolida la fraternità tra gli uomini, ovvero quel farsi 'prossimo' che si prende cura dell'altro". E "la radice della fraternità è contenuta nella paternità di Dio. Non si tratta di una paternità generica, indistinta e storicamente inefficace, bensì dell'amore personale, puntuale e straordinariamente concreto di Dio per ciascun uomo (cfr Mt 6,25-30). Una paternità, dunque, efficacemente generatrice di fraternità, perché l'amore di Dio, quando è accolto, diventa il più formidabile agente di trasformazione dell'esistenza e dei rapporti con l'altro, aprendo gli uomini alla solidarietà e alla condivisione operosa". "In particolare, la fraternità umana è rigenerata in e da Gesù Cristo con la sua morte e risurrezione". "Gesù riprende dal principio il progetto del Padre, riconoscendogli il primato su ogni cosa. Ma il Cristo, con il suo abbandono alla morte per amore del Padre, diventa principio nuovo e definitivo di tutti noi, chiamati a riconoscerci in Lui come fratelli perché figli dello stesso Padre. Egli è l'Alleanza stessa, lo spazio personale della riconciliazione dell'uomo con Dio e dei fratelli tra loro. Nella morte in croce di Gesù c'è anche il superamento della separazione tra popoli, tra il popolo dell'Alleanza e il popolo dei Gentili, privo di speranza perché fino a quel momento rimasto estraneo ai patti della Promessa".
La fraternità, fondamento e via per la pace
"Ciò premesso, è facile comprendere che la fraternità è fondamento e via per la pace. Le Encicliche sociali dei miei Predecessori offrono un valido aiuto in tal senso. Sarebbe sufficiente rifarsi alle definizioni di pace della Populorum progressio di Paolo VI o della Sollicitudo rei socialis di Giovanni Paolo II. Dalla prima ricaviamo che lo sviluppo integrale dei popoli è il nuovo nome della pace.3 Dalla seconda, che la pace è opus solidaritatis. Paolo VI afferma che non soltanto le persone, ma anche le Nazioni debbono incontrarsi in uno spirito di fraternità. E spiega: «In questa comprensione e amicizia vicendevoli, in questa comunione sacra noi dobbiamo [...] lavorare assieme per edificare l'avvenire comune dell'umanità». Questo dovere riguarda in primo luogo i più favoriti. I loro obblighi sono radicati nella fraternità umana e soprannaturale e si presentano sotto un triplice aspetto: il dovere di solidarietà, che esige che le Nazioni ricche aiutino quelle meno progredite; il dovere di giustizia sociale, che richiede il ricomponimento in termini più corretti delle relazioni difettose tra popoli forti e popoli deboli; il dovere di carità universale, che implica la promozione di un mondo più umano per tutti, un mondo nel quale tutti abbiano qualcosa da dare e da ricevere, senza che il progresso degli uni costituisca un ostacolo allo sviluppo degli altri. Così, se si considera la pace come opus solidaritatis, allo stesso modo, non si può pensare che la fraternità non ne sia il fondamento precipuo. La pace, afferma Giovanni Paolo II, è un bene indivisibile. O è bene di tutti o non lo è di nessuno. Essa può essere realmente conquistata e fruita, come miglior qualità della vita e come sviluppo più umano e sostenibile, solo se si attiva, da parte di tutti, «una determinazione ferma e perseverante di impegnarsi per il bene comune». Ciò implica di non farsi guidare dalla «brama del profitto» e dalla «sete del potere». Occorre avere la disponibilità a «"perdersi" a favore dell'altro invece di sfruttarlo, e a "servirlo" invece di opprimerlo per il proprio tornaconto. [...] L'"altro" - persona, popolo o Nazione - [non va visto] come uno strumento qualsiasi, per sfruttare a basso costo la sua capacità di lavoro e la resistenza fisica, abbandonandolo poi quando non serve più, ma come un nostro "simile", un "aiuto"». La solidarietà cristiana presuppone che il prossimo sia amato non solo come «un essere umano con i suoi diritti e la sua fondamentale eguaglianza davanti a tutti, ma [come] viva immagine di Dio Padre, riscattata dal sangue di Gesù Cristo e posta sotto l'azione permanente dello Spirito Santo», come un altro fratello".
La fraternità, poi, è "premessa per sconfiggere la povertà". La "profonda povertà relazionale" che esiste in molte società è dovuta "alla carenza di solide relazioni familiari e comunitarie. Assistiamo con preoccupazione alla crescita di diversi tipi di disagio, di emarginazione, di solitudine e di varie forme di dipendenza patologica. Una simile povertà può essere superata solo attraverso la riscoperta e la valorizzazione di rapporti fraterni in seno alle famiglie e alle comunità, attraverso la condivisione delle gioie e dei dolori, delle difficoltà e dei successi che accompagnano la vita delle persone". "Inoltre, se da un lato si riscontra una riduzione della povertà assoluta, dall'altro lato non possiamo non riconoscere una grave crescita della povertà relativa, cioè di diseguaglianze tra persone e gruppi che convivono in una determinata regione o in un determinato contesto storico-culturale. In tal senso, servono anche politiche efficaci che promuovano il principio della fraternità, assicurando alle persone - eguali nella loro dignità e nei loro diritti fondamentali - di accedere ai 'capitali', ai servizi, alle risorse educative, sanitarie, tecnologiche affinché ciascuno abbia l'opportunità di esprimere e di realizzare il suo progetto di vita, e possa svilupparsi in pienezza come persona".
"Le gravi crisi finanziarie ed economiche contemporanee - che trovano la loro origine nel progressivo allontanamento dell'uomo da Dio e dal prossimo, nella ricerca avida di beni materiali, da un lato, e nel depauperamento delle relazioni interpersonali e comunitarie dall'altro - hanno spinto molti a ricercare la soddisfazione, la felicità e la sicurezza nel consumo e nel guadagno oltre ogni logica di una sana economia". "Il succedersi delle crisi economiche deve portare agli opportuni ripensamenti dei modelli di sviluppo economico e a un cambiamento negli stili di vita. La crisi odierna, pur con il suo grave retaggio per la vita delle persone, può essere anche un'occasione propizia per recuperare le virtù della prudenza, della temperanza, della giustizia e della fortezza. Esse ci possono aiutare a superare i momenti difficili e a riscoprire i vincoli fraterni che ci legano gli uni agli altri, nella fiducia profonda che l'uomo ha bisogno ed è capace di qualcosa in più rispetto alla massimizzazione del proprio interesse individuale. Soprattutto tali virtù sono necessarie per costruire e mantenere una società a misura della dignità umana".
La fraternità spegne la guerra
"Nell'anno trascorso, molti nostri fratelli e sorelle hanno continuato a vivere l'esperienza dilaniante della guerra, che costituisce una grave e profonda ferita inferta alla fraternità. Molti sono i conflitti che si consumano nell'indifferenza generale. A tutti coloro che vivono in terre in cui le armi impongono terrore e distruzioni, assicuro la mia personale vicinanza e quella di tutta la Chiesa. Quest'ultima ha per missione di portare la carità di Cristo anche alle vittime inermi delle guerre dimenticate, attraverso la preghiera per la pace, il servizio ai feriti, agli affamati, ai rifugiati, agli sfollati e a quanti vivono nella paura. La Chiesa alza altresì la sua voce per far giungere ai responsabili il grido di dolore di quest'umanità sofferente e per far cessare, insieme alle ostilità, ogni sopruso e violazione dei diritti fondamentali dell'uomo. Per questo motivo desidero rivolgere un forte appello a quanti con le armi seminano violenza e morte: riscoprite in colui che oggi considerate solo un nemico da abbattere il vostro fratello e fermate la vostra mano! Rinunciate alla via delle armi e andate incontro all'altro con il dialogo, il perdono e la riconciliazione per ricostruire la giustizia, la fiducia e la speranza intorno a voi!". "Tuttavia, finché ci sarà una così grande quantità di armamenti in circolazione come quella attuale, si potranno sempre trovare nuovi pretesti per avviare le ostilità. Per questo faccio mio l'appello dei miei Predecessori in favore della non proliferazione delle armi e del disarmo da parte di tutti, a cominciare dal disarmo nucleare e chimico".
"Non possiamo però non constatare che gli accordi internazionali e le leggi nazionali, pur essendo necessari ed altamente auspicabili, non sono sufficienti da soli a porre l'umanità al riparo dal rischio dei conflitti armati. È necessaria una conversione dei cuori che permetta a ciascuno di riconoscere nell'altro un fratello di cui prendersi cura, con il quale lavorare insieme per costruire una vita in pienezza per tutti. È questo lo spirito che anima molte delle iniziative della società civile, incluse le organizzazioni religiose, in favore della pace. Mi auguro che l'impegno quotidiano di tutti continui a portare frutto e che si possa anche giungere all'effettiva applicazione nel diritto internazionale del diritto alla pace, quale diritto umano fondamentale, pre-condizione necessaria per l'esercizio di tutti gli altri diritti".
Il messaggio evidenzia poi come "la fraternità genera pace sociale perché crea un equilibrio fra libertà e giustizia, fra responsabilità personale e solidarietà, fra bene dei singoli e bene comune. Una comunità politica deve, allora, agire in modo trasparente e responsabile per favorire tutto ciò. I cittadini devono sentirsi rappresentati dai poteri pubblici nel rispetto della loro libertà. Invece, spesso, tra cittadino e istituzioni, si incuneano interessi di parte che deformano una tale relazione, propiziando la creazione di un clima perenne di conflitto".
"Un autentico spirito di fraternità vince l'egoismo individuale che contrasta la possibilità delle persone di vivere in libertà e in armonia tra di loro. Tale egoismo si sviluppa socialmente sia nelle molte forme di corruzione, oggi così capillarmente diffuse, sia nella formazione delle organizzazioni criminali, dai piccoli gruppi a quelli organizzati su scala globale, che, logorando in profondità la legalità e la giustizia, colpiscono al cuore la dignità della persona. Queste organizzazioni offendono gravemente Dio, nuocciono ai fratelli e danneggiano il creato, tanto più quando hanno connotazioni religiose". Il Papa indica, in proposito il "dramma lacerante della droga", la "devastazione delle risorse naturali", la "tragedia dello sfruttamento del lavoro", la "speculazione finanziaria, che spesso assume caratteri predatori e nocivi per interi sistemi economici e sociali, esponendo alla povertà milioni di uomini e donne", la "prostituzione", "l'abominio del traffico di esseri umani", "i reati e gli abusi contro i minori, la schiavitù che ancora diffonde il suo orrore in tante parti del mondo, la tragedia spesso inascoltata dei migranti sui quali si specula indegnamente nell'illegalità". E "viene anche da pensare alle condizioni inumane di tante carceri, dove il detenuto è spesso ridotto in uno stato sub-umano e viene violato nella sua dignità di uomo, soffocato anche in ogni volontà ed espressione di riscatto".
La fraternità, infine, "aiuta a custodire e a coltivare la natura", dal momento che essa è "dono comune" del Creator, mentre "invece. siamo spesso guidati dall'avidità, dalla superbia del dominare, del possedere, del manipolare, dello sfruttare; non custodiamo la natura, non la rispettiamo, non la consideriamo come un dono gratuito di cui avere cura e da mettere a servizio dei fratelli, comprese le generazioni future". "In particolare, il settore agricolo è il settore produttivo primario con la vitale vocazione di coltivare e custodire le risorse naturali per nutrire l'umanità. A tale riguardo, la persistente vergogna della fame nel mondo mi incita a condividere con voi la domanda: in che modo usiamo le risorse della terra? Le società odierne devono riflettere sulla gerarchia delle priorità a cui si destina la produzione. Difatti, è un dovere cogente che si utilizzino le risorse della terra in modo che tutti siano liberi dalla fame. Le iniziative e le soluzioni possibili sono tante e non si limitano all'aumento della produzione. E' risaputo che quella attuale è sufficiente, eppure ci sono milioni di persone che soffrono e muoiono di fame e ciò costituisce un vero scandalo. È necessario allora trovare i modi affinché tutti possano beneficiare dei frutti della terra, non soltanto per evitare che si allarghi il divario tra chi più ha e chi deve accontentarsi delle briciole, ma anche e soprattutto per un'esigenza di giustizia e di equità e di rispetto verso ogni essere umano. In tal senso, vorrei richiamare a tutti quella necessaria destinazione universale dei beni che è uno dei principi-cardine della dottrina sociale della Chiesa. Rispettare tale principio è la condizione essenziale per consentire un fattivo ed equo accesso a quei beni essenziali e primari di cui ogni uomo ha bisogno e diritto".
"La fraternità - conclude il Papa - ha bisogno di essere scoperta, amata, sperimentata, annunciata e testimoniata. Ma è solo l'amore donato da Dio che ci consente di accogliere e di vivere pienamente la fraternità. Il necessario realismo della politica e dell'economia non può ridursi ad un tecnicismo privo di idealità, che ignora la dimensione trascendente dell'uomo. Quando manca questa apertura a Dio, ogni attività umana diventa più povera e le persone vengono ridotte a oggetti da sfruttare. Solo se accettano di muoversi nell'ampio spazio assicurato da questa apertura a Colui che ama ogni uomo e ogni donna, la politica e l'economia riusciranno a strutturarsi sulla base di un autentico spirito di carità fraterna e potranno essere strumento efficace di sviluppo umano integrale e di pace.
Noi cristiani crediamo che nella Chiesa siamo membra gli uni degli altri, tutti reciprocamente necessari, perché ad ognuno di noi è stata data una grazia secondo la misura del dono di Cristo, per l'utilità comune (cfr Ef 4,7.25; 1 Cor 12,7). Cristo è venuto nel mondo per portarci la grazia divina, cioè la possibilità di partecipare alla sua vita. Ciò comporta tessere una relazionalità fraterna, improntata alla reciprocità, al perdono, al dono totale di sé, secondo l'ampiezza e la profondità dell'amore di Dio, offerto all'umanità da Colui che, crocifisso e risorto, attira tutti a sé: «Vi dò un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri» (Gv 13,34-35). È questa la buona novella che richiede ad ognuno un passo in più, un esercizio perenne di empatia, di ascolto della sofferenza e della speranza dell'altro, anche del più lontano da me, incamminandosi sulla strada esigente di quell'amore che sa donarsi e spendersi con gratuità per il bene di ogni fratello e sorella". (FP)

martedì 26 novembre 2013

Papa: "una conversione pastorale e missionaria" per una Chiesa aperta a cambiare le proprie strutture

da www.asianews.it

di Franco Pisano
L'esortazione apostolica "Evangelii Gaudium". L'evangelizzazione, manifesto programmatica del papato, deve trovare "nuove strade" e "metodi creativi". Una "salutare decentralizzazione". Un sistema economico "ingiusto alla radice". "Autentici attacchi alla libertà religiosa". "Esiste un vincolo inseparabile tra la nostra fede e i poveri". "Nessuno può esigere da noi che releghiamo la religione alla segreta intimità delle persone". I Paesi islamici "assicurino libertà ai cristiani affinché possano celebrare il loro culto e vivere la loro fede".


Città del Vaticano (AsiaNews) - Una Chiesa che ha nella missione "il paradigma di ogni opera", che è aperta all'azione dello Spirito e perciò all'accoglienza - "nemmeno le porte dei Sacramenti si dovrebbero chiudere per una ragione qualsiasi" - deve essere pronta sia ad affrontare le sfide che le pone una cultura che tende a "scartare" i deboli e i poveri, sia a "una riforma delle strutture ecclesiali", papato compreso.
E', in estrema sintesi, l'Esortazione apostolica "Evangelii Gaudium" di papa Francesco, simbolicamente consegnata domenica scorsa, chiusura dell'Anno della fede, a 36 rappresentanti del Popolo di Dio e resa pubblica oggi.
"La gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù": inizia così la "Evangelii Gaudium" che raccoglie anche le conclusioni del Sinodo del 2012 su "La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede". Al tempo stesso il documento è il manifesto programmatico del papato. "Sottolineo - si legge infatti al n. 25 - che ciò che intendo qui esprimere ha un significato programmatico e delle conseguenze importanti. Spero che tutte le comunità facciano in modo di porre in atto i mezzi necessari per avanzare nel cammino di una conversione pastorale e missionaria, che non può lasciare le cose come stanno. Ora non ci serve una «semplice amministrazione». Costituiamoci in tutte le regioni della terra in un «stato permanente di missione»".
E' una "conversione pastorale" alla quale si debbono adattare tutte le "strutture" della Chiesa, rivedendo anche consuetudini "non direttamente legate al nucleo del Vangelo, alcune molto radicate nel corso della storia" (n. 43), nella logica di una "salutare decentralizzazione". "Anche il papato e le strutture centrali della Chiesa universale hanno bisogno di ascoltare l'appello ad una conversione pastorale. Il Concilio Vaticano II ha affermato che, in modo analogo alle antiche Chiese patriarcali, le Conferenze episcopali possono «portare un molteplice e fecondo contributo, acciocché il senso di collegialità si realizzi concretamente». Ma questo auspicio non si è pienamente realizzato, perché ancora non si è esplicitato sufficientemente uno statuto delle Conferenze episcopali che le concepisca come soggetti di attribuzioni concrete, includendo anche qualche autentica autorità dottrinale" (n. 32).
E "non credo neppure che si debba attendere dal magistero papale una parola definitiva o completa su tutte le questioni che riguardano la Chiesa e il mondo. Non è opportuno che il Papa sostituisca gli Episcopati locali nel discernimento di tutte le problematiche che si prospettano nei loro territori"  (n.. 16). Nella stessa logica si devono realizzare pienamente le strutture di partecipazione per far crescere la responsabilità dei laici, tenuti "al margine delle decisioni" da "un eccessivo clericalismo" e "c'è ancora bisogno di allargare gli spazi per una presenza femminile più incisiva nella Chiesa" (n. 103). Ma "il sacerdozio riservato agli uomini, come segno di Cristo Sposo che si consegna nell'Eucaristia, è una questione che non si pone in discussione", che "può diventare motivo di particolare conflitto se si identifica troppo la potestà sacramentale con il potere" (n. 104).
In questo quadro, il punto di partenza è l'invito a "recuperare la freschezza originale del Vangelo", trovando "nuove strade" e "metodi creativi", Gesù non va imprigionato nei nostri "schemi noiosi". E se annunciare il Vangelo è "gioia", "un evangelizzatore non dovrebbe avere costantemente una faccia da funerale" (n. 10). E l'omelia deve saper dire "parole che fanno ardere i cuori", rifuggendo da una "predicazione puramente moralista o indottrinante" (n. 142).
Nella "trasformazione missionaria della Chiesa", che appare essere l'obiettivo del pontificato, il primo punto indicato dal documento è che "nella Parola di Dio appare costantemente il dinamismo di 'uscita' che Dio vuole provocare nei credenti", a partire da Abramo. "La più grande minaccia" è, quindi, "il grigio pragmatismo della vita quotidiana della Chiesa, nel quale tutto apparentemente procede nella normalità, mentre in realtà la fede si va logorando" (n. 83).
"Fedele al modello del Maestro, è vitale che oggi la Chiesa esca ad annunciare il Vangelo a tutti, in tutti i luoghi, in tutte le occasioni, senza indugio, senza repulsioni e senza paura. La gioia del Vangelo è per tutto il popolo, non può escludere nessuno" (n. 23). La Chiesa, quindi, deve "accompagnare l'umanità in tutti i suoi processi, per quanto duri e prolungati possano essere" (n. 24). "Preferisco una Chiesa accidentata, ferita e sporca per essere uscita per le strade, piuttosto che una Chiesa malata per la chiusura e la comodità di aggrapparsi alle proprie sicurezze. Non voglio una Chiesa preoccupata di essere il centro e che finisce rinchiusa in un groviglio di ossessioni e procedimenti" (n. 49).
A esigerlo sono le sfide del mondo contemporaneo nel quale vige un sistema economico "ingiusto alla radice". "Oggi tutto entra nel gioco della competitività e della legge del più forte, dove il potente mangia il più debole. Come conseguenza di questa situazione, grandi masse di popolazione si vedono escluse ed emarginate: senza lavoro, senza prospettive, senza vie di uscita. Si considera l'essere umano in se stesso come un bene di consumo, che si può usare e poi gettare. Abbiamo dato inizio alla cultura dello 'scarto' che, addirittura, viene promossa. Non si tratta più semplicemente del fenomeno dello sfruttamento e dell'oppressione, ma di qualcosa di nuovo: con l'esclusione resta colpita, nella sua stessa radice, l'appartenenza alla società in cui si vive, dal momento che in essa non si sta nei bassifondi, nella periferia, o senza potere, bensì si sta fuori. Gli esclusi non sono 'sfruttati' ma rifiuti, 'avanzi'" (n. 53).
Del quadro fanno parte anche gli "autentici attacchi alla libertà religiosa" o "nuove situazioni di persecuzione dei cristiani, le quali, in alcuni Paesi, hanno raggiunto livelli allarmanti di odio e di violenza. In molti luoghi si tratta piuttosto di una diffusa indifferenza relativista, connessa con la disillusione e la crisi delle ideologie verificatasi come reazione a tutto ciò che appare totalitario". Accanto a "una cultura, in cui ciascuno vuole essere portatore di una propria verità soggettiva" (n. 61), che ha messo in crisi anche la famiglia.
Di fonte a tali sfide, la "Evangelii Gaudium" afferma che "dal cuore del Vangelo riconosciamo l'intima connessione tra evangelizzazione e promozione umana, che deve necessariamente esprimersi e svilupparsi in tutta l'azione evangelizzatrice. L'accettazione del primo annuncio, che invita a lasciarsi amare da Dio e ad amarlo con l'amore che Egli stesso ci comunica, provoca nella vita della persona e nelle sue azioni una prima e fondamentale reazione: desiderare, cercare e avere a cuore il bene degli altri" (n. 178). "Di conseguenza, nessuno può esigere da noi che releghiamo la religione alla segreta intimità delle persone, senza alcuna influenza sulla vita sociale e nazionale, senza preoccuparci per la salute delle istituzioni della società civile, senza esprimersi sugli avvenimenti che interessano i cittadini. Chi oserebbe rinchiudere in un tempio e far tacere il messaggio di san Francesco di Assisi e della beata Teresa di Calcutta?" (n. 183).
E se "occorre affermare senza giri di parole che esiste un vincolo inseparabile tra la nostra fede e i poveri" (n. 48), il documento ribadisce la ricerca di "una Chiesa povera per i poveri", perché "finché non si risolveranno radicalmente i problemi dei poveri ... non si risolveranno i problemi del mondo". "La necessità di risolvere le cause strutturali della povertà non può attendere, non solo per una esigenza pragmatica di ottenere risultati e di ordinare la società, ma per guarirla da una malattia che la rende fragile e indegna e che potrà solo portarla a nuove crisi" (n. 202).
Ma per poveri l'Esortazione intende non solo gli indigenti, ma anche i "nuovi poveri": "i senza tetto, i tossicodipendenti, i rifugiati, i popoli indigeni, gli anziani sempre più soli e abbandonati", i migranti (n. 210) e anche gli "schiavi" che sono "nella piccola fabbrica clandestina, nella rete della prostituzione, nei bambini che utilizzi per l'accattonaggio, in quello che deve lavorare di nascosto perché non è stato regolarizzato" (n. 211). "Doppiamente povere sono le donne che soffrono situazioni di esclusione, maltrattamento e violenza, perché spesso si trovano con minori possibilità di difendere i loro diritti" (n. 212).
"Più indifesi e innocenti di tutti", infine, sono "i bambini nascituri", "ai quali oggi si vuole negare la dignità umana" (213). "Non ci si deve attendere che la Chiesa cambi la sua posizione su questa questione ... Non è progressista pretendere di risolvere i problemi eliminando una vita umana" (214).
Affermato il legame tra evangelizzazione e promozione umana, l'Esortazione afferma poi che l'evangelizzazione è anche dialogo. A partire da quello ecumenico. "L'impegno per un'unità che faciliti l'accoglienza di Gesù Cristo smette di essere mera diplomazia o un adempimento forzato, per trasformarsi in una via imprescindibile dell'evangelizzazione" (n. 246). "Quante cose possiamo imparare gli uni dagli altri!". "Per esempio nel dialogo con i fratelli ortodossi, noi cattolici abbiamo la possibilità di imparare qualcosa di più sul significato della collegialità episcopale e sulla loro esperienza della sinodalità" (246). E "il dialogo e l'amicizia con i figli d'Israele sono parte della vita dei discepoli di Gesù" (248).
"Il dialogo interreligioso", poi, da portare avanti "con un'identità chiara e gioiosa", è "una condizione necessaria per la pace nel mondo". In tale campo "acquista notevole importanza la relazione con i credenti dell'Islam", nel quale si "conservano parte degli insegnamenti cristiani; Gesù Cristo e Maria sono oggetto di profonda venerazione ed è ammirevole vedere come giovani e anziani, donne e uomini dell'Islam sono capaci di dedicare quotidianamente tempo alla preghiera e di partecipare fedelmente ai loro riti religiosi". "Noi cristiani dovremmo accogliere con affetto e rispetto gli immigrati dell'Islam che arrivano nei nostri Paesi, così come speriamo e preghiamo di essere accolti e rispettati nei Paesi di tradizione islamica. Prego, imploro umilmente tali Paesi affinché assicurino libertà ai cristiani affinché possano celebrare il loro culto e vivere la loro fede, tenendo conto della libertà che i credenti dell'Islam godono nei paesi occidentali! Di fronte ad episodi di fondamentalismo violento che ci preoccupano, l'affetto verso gli autentici credenti dell'Islam deve portarci ad evitare odiose generalizzazioni, perché il vero Islam e un'adeguata interpretazione del Corano si oppongono ad ogni violenza" (n. 252).
Dialogo, infine, anche con i non credenti, ma "il rispetto dovuto alle minoranze di agnostici o di non credenti non deve imporsi in modo arbitrario che metta a tacere le convinzioni di maggioranze credenti o ignori la ricchezza delle tradizioni religiose" (n. 255).
Il quinto e ultimo capitolo è dedicato agli "Evangelizzatori con Spirito", che "vuol dire evangelizzatori che si aprono senza paura all'azione dello Spirito Santo". "Evangelizzatori con Spirito significa evangelizzatori che pregano e lavorano. Dal punto di vista dell'evangelizzazione, non servono né le proposte mistiche senza un forte impegno sociale e missionario, né i discorsi e le prassi sociali e pastorali senza una spiritualità che trasformi il cuore. Tali proposte parziali e disgreganti raggiungono solo piccoli gruppi e non hanno una forza di ampia penetrazione, perché mutilano il Vangelo" (n. 262).
Servono "evangelizzatori che pregano e lavorano", nella consapevolezza che "la missione è una passione per Gesù ma, al tempo stesso, è una passione per il suo popolo". "Nel nostro rapporto col mondo siamo invitati a dare ragione della nostra speranza, ma non come nemici che puntano il dito e condannano" (n. 271).
L'Esortazione si conclude con una preghiera a Maria. "Alla Madre del Vangelo vivente chiediamo che interceda affinché questo invito a una nuova tappa dell'evangelizzazione venga accolta da tutta la comunità ecclesiale. Ella è la donna di fede, che cammina nella fede,213 e «la sua eccezionale peregrinazione della fede rappresenta un costante punto di riferimento per la Chiesa».214 Ella si è lasciata condurre dallo Spirito, attraverso un itinerario di fede, verso un destino di servizio e fecondità. Noi oggi fissiamo lo sguardo su di lei, perché ci aiuti ad annunciare a tutti il messaggio di salvezza, e perché i nuovi discepoli diventino operosi evangelizzatori" (n. 287).

giovedì 7 novembre 2013

Papa Francesco riceverà Putin il 25 novembre

da www.ilsole24ore.com

Il prossimo 25 novembre, nel pomeriggio, Papa Francesco riceverà il presidente russo Vladimir Putin. Lo afferma il sito specializzato «Vaticaninsider» e la Sala Stampa della Santa Sede ha confermato la notizia. Secondo il sito, «in Vaticano sarà presente anche il nuovo segretario di Stato Pietro Parolin, finalmente ristabilito e entrato nel pieno esercizio delle sue funzioni».
Ai primi di settembre il Papa aveva inviato una lettera a Putin, in qualità di presidente del G20 che si teneva a Pietroburgo, e aveva approfittato di questa occasione protocollare per chiedere che si cercasse una «soluzione» per «impedire il massacro» causato dal conflitto in Siria, e che i grandi del mondo affrontassero la crisi economica globale «con rispetto della persona umana e dei più deboli».

giovedì 17 ottobre 2013

Abu Mazen incontra Papa Francesco: «Spero di firmare accordo pace con Israele»

da www.corriere.it

Le parole del presidente dell’autorità nazionale palestinese dopo il colloquio con il Pontefice

Abu Mazen e Papa Bergoglio (Ansa/Brambatti)Abu Mazen e Papa Bergoglio (Ansa/Brambatti)
«Spero di firmare con questa penna l’accordo di pace con Israele». Lo ha detto il presidente dell’autorità nazionale palestinese Abu Mazen a Papa Francesco, durante l’udienza di stamane in Vaticano, nel momento dello scambio dei regali.
«IL PAPA: LEI DEVE FIRMARE MOLTE COSE» - Dopo il colloquio privato di 25 minuti, che ha avuto al centro proprio il tema dell’accordo di pace israelo-palestinese , il Pontefice ha donato ad Abu Mazen una penna che riproduce la colonna del baldacchino berniniano dell’altare della Confessione in San Pietro, pronunciando le parole: «Sicuramente lei deve firmare molte cose». E lui ha risposto: «Spero di firmare con questa penna l’accordo di pace con Israele». A questo punto il Papa ha voluto aggiungere: «Presto, presto». Il colloquio si è svolto nella Sala della Biblioteca, in Vaticano, alla presenza di un interprete dall’arabo all’italiano. Nel suo primo incontro con papa Bergoglio, Abu Mazen era accompagnato da una delegazione di 13 persone, tra cui due donne, il sindaco di Betlemme e l’ambasciatrice palestinese presso il Quirinale.
L?incontro tra Abu Mazen e Papa Francesco
  • L’incontro tra Abu Mazen e Papa Francesco    
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L’INVITO IN TERRA SANTA - Abu Mazen ha poi invitato in Terra Santa il Papa. Lo ha riferito lui stesso a Dominique Mamberti, segretario per i Rapporti con gli Stati, al termine del colloquio con il Papa. Abu Mazen, congedandosi da Mamberti, ha osservato: «È stato un piacere incontrare il Pontefice per la prima volta e l’ho invitato in Terra Santa».

venerdì 11 ottobre 2013

Il Papa: «Un cristiano non può essere antisemita»

da www.corriere.it

Incontro con la delegazione ebraica di Roma: «Ingiustizie dalla Chiesa». E con Schulz parla di povertà, migrazioni, giovani


Dopo la comunità ebraica il Papa ha incontrato il presidente del Parlamento Europeo, Martin Schultz (Afp)Dopo la comunità ebraica il Papa ha incontrato il presidente del Parlamento Europeo, Martin Schultz (Afp)
«L’antisemitismo sia bandito dal cuore e dalla vita di ogni uomo e di ogni donna»: è l’esortazione di papa Francesco, che ha ricevuto oggi in udienza una delegazione della Comunità ebraica di Roma, con il rabbino capo Riccardo Di Segni, a 70 anni dalla deportazione degli ebrei romani. «È una contraddizione che un cristiano sia antisemita. Le sue radici sono ebree: un cristiano non può essere antisemita. Coltivare sentimenti antisemiti è una grave offesa a Dio». Papa Francesco davanti alla delegazione dell’International Jewish Committee on Interreligious Consultations ha ricordato che per le comuni radici che ebrei e cristiani posseggono la mala pianta dell’antisemitismo deve essere bandita ed estirpata senza indugi. Francesco ha poi manifestato solidarietà al mondo ebraico per i troppi episodi che si verificano in molte zone del mondo, Europa compresa. IN PASSATO INGIUSTIZIE - «Da molti secoli la Comunità ebraica e la Chiesa di Roma convivono in questa nostra città, con una storia - lo sappiamo bene - che è stata spesso attraversata da incomprensioni e anche da autentiche ingiustizie», ha detto papa Francesco, ricevendo oggi in udienza in Vaticano una delegazione della Comunità ebraica di Roma. «È una storia, però, che con l’aiuto di Dio, ha conosciuto ormai da molti decenni lo sviluppo di rapporti amichevoli e fraterni», ha aggiunto.
IL DIALOGO - Già da cardinale, in Argentina, Bergoglio aveva coltivato il dialogo con la comunità ebraica locale, grazie anche alla sua amicizia personale con il rabbino Skorka, sfociata anche in un libro a quattro mani. «Ricorderemo tra pochi giorni il 70esimo anniversario della deportazione degli Ebrei di Roma - ha detto il Papa -. Faremo memoria e pregheremo per tante vittime innocenti della barbarie umana, per le loro famiglie». «Sarà anche l’occasione - ha poi aggiunto - per mantenere sempre vigile la nostra attenzione affinché non riprendano vita, sotto nessun pretesto, forme di intolleranza e di antisemitismo, a Roma e nel resto del mondo».

I volumi donati da Schulz al Santo PadreI volumi donati da Schulz al Santo Padre
MIGRANTI E POVERTÀ - Venerdì mattina papa Francesco ha incontrato in Vaticano anche il presidente del Parlamento Europeo Martin Schulz. Nel lungo colloquio, durato 30 minuti, hanno toccato temi d’attualità - la povertà e l’emigrazione - raccogliendo la ferma volontà del presidente Schulz di «discutere urgentemente di un sistema di immigrazione legale nell’Ue come passo per combattere l’immigrazione illegale». Corridoi umanitari e permessi temporanei per i rifugiati le misure che l’Europa deve adottare, ha detto Schulz. i due hanno toccato anche temi molto cari al Pontefice, quello della disoccupazione giovanile e della «cultura dello scarto». Lo ha riferito il direttore della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi. Che ha riferito anche che il presidente Schulz ha invitato il Papa a visitare l’Europarlamento a Strasburgo. Dopo il colloquio col Papa, Schulz ha incontrato anche il cardinale segretario di Stato, Tarcisio Bertone. Il presidente del Parlamento Europeo ha portato in omaggio a Papa Francesco un libretto di preghiere tedesco di epoca ottocentesca, dei Gesuiti, proveniente dalla città di nascita dello stesso Schulz, Aquisgrana, e un volume di grande formato sul duomo.

giovedì 25 luglio 2013

Papa Francesco in Brasile: no alle droghe libere e al narcotraffico

da www.ilsole24ore.com


(Epa)(Epa)
«La piaga del narcotraffico, che favorisce violenza e semina dolore e morte, richiede un atto di coraggio di tutta la società. Non è con la liberalizzazione delle droghe, come si sta discutendo in varie parti dell'America Latina, che si potrà ridurre la diffusione e l'influenza della dipendenza chimica». Lo ha detto papa Francesco durante la visita all'ospedale "sao Francisco de Assis", di Rio, specializzato nella cura dei tossicodipendenti. «È necessario - ha aggiunto papa Bergoglio - affrontare i problemi che sono alla base del loro uso, promuovendo una maggiore giustizia, educando i giovani ai valori che costruiscono la vita comune, accompagnando chi è in difficoltà e donando speranza nel futuro». La visita all'ospedale è uno degli impegni in Brasile che Francesco ha deciso di aggiungere alla agenda della Gmg che era stata preparata per Benedetto XVI. Il Pontefice ha particolare sensbilità per il problema delle tossicodipendenze al quale ha dedicato alcune iniziative pastorali già da arcivescovo di Buenos Aires. Al suo arrivo all'ospedele, il pontefice ha potuto salutare alcuni pazienti, qualli più gravi, immobilizzati su lettini e sedie a rotelle, chianandosi su di loro con amore. E nel cortile, dopo aver ascoltato le esperienze di due ex tossicodipendenti assistiti nel centro finanziato dalla Cei, Francesco ha scambiato un tenero abbraccio con entrambi, tirandoli a se con trasporto. «In ogni fratello e sorella in difficoltà - ha spiegato poi nel suo discorso - noi abbracciamo la carne sofferente di Cristo». «In questo luogo di lotta contro la dipendenza chimica, - ha proseguito poi papa Bergoglio - vorrei abbracciare ciascuno e ciascuna di voi, voi che siete la carne di Cristo, e chiedere che Dio riempia di senso e di ferma speranza il vostro cammino, e anche il mio. Abbracciare. Abbiamo tutti bisogno di imparare ad abbracciare chi è nel bisogno, come san Francesco. Ci sono tante situazioni in Brasile, nel mondo, che chiedono attenzione, cura, amore, come la lotta contro la dipendenza chimica. Spesso, invece, nelle nostre società ciò che prevale è l'egoismo. Quanti "mercanti di morte" che seguono la logica del potere e del denaro ad ogni costo!».
Fitto di impegni il quarto giorno del papa in Brasile
Fitto di impegni il quarto giorno di papa Francesco in Brasile, che culminerà in serata con la festa di accoglienza dei giovani sul lungomare di Copacabana. Al mattino, dopo la messa in privato nella residenza Sumarè, il pontefice andrà in macchina al Palacio da Cidade, sede del sindaco, dove alle 20,45 gli vengono consegnate le chiavi della città.
Successivamente benedirà le bandiere ufficiali dei Giochi olimpici e dei Mondiali di calcio, che si svolgeranno rispettivamente nel 2016 e nel 2014 in Brasile. Qui incontrerà un gruppo di atleti, tra cui dovrebbe esserci anche Pelè. Non sono previsti discorsi.
Intorno alle 10, in automobile, il pontefice raggiungerà la comunità Varginha, che fa parte di una più ampia favela pacificata, cioè senza armi nè droga, grazia al programma di recupero attuato dalle autorità. Francesco visiterà la struttura, pregherà, incontrerà una famiglia e terrà un discorso. Intorno alle 12,30, nella cattedrale di Rio, il papa incontrerà i ragazzi argentini. Tornato nella residenza Sumarè per il pranzo, intorno alle 17,20 si sposterà in automobile per raggiungere Copacabana, per la festa di accoglienza dei giovani. Sono previsti canti, una introduzione musicale, un saluto e un discorso del papa. La festa si concluderà intorno alle 19,15, dopo di che Francesco tornerà a Sumarè per la cena e la notte.

mercoledì 26 giugno 2013

Un salesiano per riformare lo Ior: papa Francesco sceglie il cardinal Farina

da www.repubblica.it

A sorpresa Bergoglio istituisce una commissione per rinnovare l'istituto bancario al centro di scandali e controversie. Già archivista di Benedetto XVI, il cardinale è uno studioso, molto inserito nella Curia. Padre Lombardi: "Non sarà un commissariamento"

di ORAZIO LA ROCCA
CITTÀ DEL VATICANO - Un salesiano riformatore alla testa della Commissione istituita, a sorpresa, da papa Francesco per rinnovare lo Ior, l'Istituto per le Opere di Religione, la banca vaticana. E' il cardinale Raffaele Farina, 80 anni il prossimo 24 settembre, principale artefice dei grandi restauri che hanno cambiato volto, funzioni e stile alla storica Biblioteca Apostolica e all'Archivio segreto della Santa Sede, di cui il porporato è stato Prefetto e Archivista su nomina di Benedetto XVI.

La nomina è stata annunciata dalla sala stampa della Santa Sede. Il nuovo organismo  -  che si chiama Pontificia Commissione referente sull'Istituto per le Opere di Religione -  dovrà riferire allo stesso pontefice elementi in grado di poter procedere alla riforma della banca vaticana, troppe volte negli ultimi anni balzati agli onori delle cronache per scandali, accuse di riciclaggio, coinvolgimento in scandali come il crack del vecchio Banco Ambrosiano di Roberto Calvi o l'inchiesta sulla maxi tangente Enimont. 

La Pontificia Commissione, di cui faranno parte cinque membri e sarà presieduta dal cardinale Farina, secondo il portavoce della Sala Stampa Vaticana, padre Federico Lombardi, non va letta come ''un commissariamento'' dello stesso Ior, ma come ''un organismo che studierà la situazione e riferirà al papa nel quadro delle riforme utili alla Chiesa''.

Non è comunque azzardato immaginare che, sulla base del lavoro di questo nuovo organismo, il pontefice studierà tempi e modi per ridare un nuovo volto allo Ior. Impresa non facile, che Francesco ha voluto significativamente affidare ad un cardinale di lungo corso, studioso, molto riservato, ma molto addentro ai meccanismi della curia pontificia.

La Commissione - decollata il 24 giugno scorso con  la firma da parte di papa Bergoglio di un apposito ''Chirografo'' - avrà ''ampio mandato'', ma a termine, ed  ''è sorta dal desiderio del Santo Padre di conoscere meglio la posizione giuridica e le attività dell'Istituto per consentire una migliore armonizzazione del medesimo con la missione della Chiesa universale e della Sede Apostolica, nel contesto più generale delle riforme che sia opportuno realizzare da parte delle Istituzioni che danno ausilio alla Sede Apostolica''.

La Commissione, quindi, avrà ''lo scopo di raccogliere informazioni sull'andamento dell'Istituto e di presentare i risultati al Santo Padre''. Nel nuovo organismo affiancano il presidente Farina, il cardinale Jean-Louis Pierre Tauran ( che fa parte anche della commissione cardinalizia di controllo dello Ior presieduta dal cardinale Tarcisio Bertone segretario di Stato della Santa Sede), la professoressa Mary Ann Glendon, come coordinatore monsignor Juan Ignacio Arrieta Ochoa de Chinchetru e nella qualità di segretario monsignor Peter Bryan Wells.

La Commissione, si legge al punto due del Chirografo papale, ''raccoglie documenti, dati e informazioni necessari allo svolgimento delle proprie funzioni istituzionali. Il segreto d'ufficio e le altre eventuali restrizioni stabiliti dall'ordinamento giuridico - si aggiunge - non inibiscono o limitano l'accesso della Commissione a documenti, dati e informazioni, fatte salve le norme che tutelano l'autonomia e l'indipendenza delle Autorità che svolgono attività di vigilanza e regolamentazione dell'Istituto, le quali rimangono in vigore''.

Questo in presenza, comunque, del regolare svolgimento dei lavori dello stesso Ior (punto 4) mentre la Commissione avrà il compito di tenere informato il papa nel corso dei suoi lavori e, al termine di questi, consegnerà al papa stesso gli esiti ''nonché l'intero suo archivio, in modo tempestivo''.

mercoledì 5 giugno 2013

Il Papa ambientalista: "Stiamo sfruttando e trascurando la Terra". E condanna gli sprechi

da www.repubblica.it

Francesco torna a condannare "un'economia e una finanza carenti di etica". Ma richiama anche le responsabilità individuali: "Il cibo che si butta via, è come se fosse rubato alla mensa di chi è povero"


Non è l'uomo ma "il dinero" a orientare gli equilibri del mondo. Papa Francesco va all'attacco di "una economia e una finanza carenti di etica" ma il suo discorso, nell'udienza generale di stamattina davanti a una piazza San Pietro ancora una volta colma di fedeli e nell'occasione della giornata mondiale dell'Ambiente promossa dall'Onu, culmina in una frase che chiama in causa anche le responsabilità individuali: "Il cibo che si butta via - afferma il pontefice - è come se fosse rubato dalla mensa di chi è povero, di chi ha fame".

Come nel suo stile, Bergoglio innesta nel magistero della Chiesa i richiami domestici e l'esempio di ciò che facevano una volta quelli che lui chiama "i nostri nonni". E così nel parlare contro il consumismo, lo spreco, la "cultura dello scarto", insieme all'invito a non gettare il cibo avanzato emerge anche il concetto di una "ecologia umana" che deve essere accostata alla "ecologia ambientale" perché  "quando il cibo viene condiviso in modo equo e con solidarietà nessuno è privo del necessario".

Parla di una emergenza, il Papa: "La persona umana è in pericolo, questo è certo", dice alzando gli occhi verso la piazza. E il pericolo "è grave perché la causa del problema non è superficiale ma profonda, non è una questione di economia ma di etica e di antropologia". Secondo Francesco, "la Chiesa lo ha sottolineato più
volte, molti dicono è giusto, è vero ma il sistema continua come prima" perché, aggiunge, ciò che domina il mondo sono "i soldi". Ed è in questo che ecologia ambientale ed ecologia umana si incrociano, secondo il pensiero del Papa: se a comandare è il denaro, si altera l'equilibrio di una creazione nella quale, dice Bergoglio, "Dio padre ha dato il compito di custodire la Terra non ai soldi, ma a noi, gli uomini e le donne".

E agli uomini il pontefice chiede: "La stiamo coltivando e custodendo la Terra o la stiamo sfruttando e trascurando?". Il Papa ribadisce un tema, quello del custodire, che riecheggia fin dalla sua messa di inizio pontificato e che riguarda il creato ma soprattutto le creature. A partire da quelle umane, le più colpite, sottolinea il Papa, dalla crisi che grava sul mondo: "Uomini e donne  -  dice Francesco - vengono sacrificati all'idolo del profitto e del consumo: è la cultura dello scarto". E lo scarto, secondo il pontefice, riguarda anche la vita umana più debole, quella degli anziani e dei bambini, e si concretizza nel disinteresse per chi muore nella povertà:  "Se qui muore una persona in piazza Ottaviano, se muoiono di freddo i senza tetto, se in tante parti del mondo non hanno da mangiare: tutto questo non è notizia, sono cose che entrano nella norma . Ma non possono essere normale la povertà, i drammi di tante persone".
 

giovedì 30 maggio 2013

Papa Francesco vuole un vertice delle tre religioni monoteiste a Roma

da www.corriere.it

Bergoglio, riferiscono fonti governative israeliane, lo avrebbe detto a Simon Peres nel loro incontro del 30 aprile


Papa Jorge Bergoglio in piazza San Pietro (Rizzo)Papa Jorge Bergoglio in piazza San Pietro (Rizzo)
ROMA - Come ogni anno dal 1986 ad Assisi per la Preghiera per la Pace con i frati francescani. Come a Sarajevo con «Living together is the future», organizzato dalla Comunità di Sant'Egidio nel settembre 2012. Anche il Vaticano organizzerà entro breve a Roma «un incontro con i leader religiosi delle tre fedi monoteiste». L'input per il vertice di Cristiani, Musulmani ed Ebrei viene direttamente da Papa Francesco, che intende promuovere l'incontro a Roma per testimoniare «agli occhi del mondo l'impegno per la pace e il rifiuto della violenza e del terrorismo in nome di Dio».
Religiosi a Sarajevo per il summit interreligioso (Ap)Religiosi a Sarajevo per il summit interreligioso (Ap)
DAGLI ORTODOSSI AI BUDDISTI - Francesco, riferiscono fonti governative israeliane, lo avrebbe detto a Simon Peres nel loro incontro del 30 aprile. In Bosnia si sono riuniti lo scorso settembre cattolici romani, greci ortodossi, musulmani, ebrei, rappresentanti delle diverse comunità buddiste. A differenza dei summit interreligiosi di Assisi e Sarajevo, tuttavia, a Roma non si ritroveranno tutte le chiese ma soltanto le principali fedi monoteiste.

Papa Wojtyla all'incontro di religioni, Assisi 1986 Papa Wojtyla all'incontro di religioni, Assisi 1986
IL SUMMIT DI WOJTYLA - Venticinque anni fa, il 27 ottobre 1986, fu convocata da Giovanni Paolo II una Giornata mondiale di preghiera per la pace, ad Assisi, a cui presero parte i rappresentanti di tutte le grandi religioni mondiali. Vi parteciparono 50 rappresentanti delle Chiese cristiane (oltre ai cattolici) e 60 rappresentanti delle altre religioni mondiali. Era la prima volta nella storia che si realizzava un incontro di tale portata. Adesso, con il vertice dei tre grandi credo monotesisti a Roma, Papa Francesco potrebbe scrivere un nuovo capitolo nella storia delle religioni e del mondo.

venerdì 17 maggio 2013

Crisi, il Papa: "Serve riforma, aiuti ai poveri. E si scaglia contro corruzione ed evasione

da www.repubblica.it

Bergoglio riceve gli ambasciatori e parla dei problemi di chi è più in difficoltà: "Troppa precarietà, conseguenze funeste". E ancora : "Denaro è idolo, c'è una tirannia delle leggi del mercato". Prima, alla messa a Santa Marta, aveva criticato i "cristiani da salotto", chiedendo di "dare fastidio alle cose della Chiesa che sono troppo tranquille"

CITTA' DEL VATICANO - Papa Francesco denuncia la tirannia delle leggi di mercato, chiede rifome e aiuti concreti per chi è più in difficoltà. Troppa gente vive in condizioni di precarietà con conseguenze funeste, denuncia Bergoglio incontrando gli ambasciatori che hanno presentato oggi le lettere credenziali. E, sempre parlando di crisi, si scaglia contro la corruzione: "una corruzione tentacolare e un'evasione fiscale egoista, che hanno assunto dimensioni mondiali".

Ricevendo nella sala Clementina del palazzo apostolico vaticano gli ambasciatori di Kyrgyzstan, Antigua e Barbuda, Lussemburgo, Botswana, Berogoglio ha parlato dei mercati finanziari: "Si instaura una nuova tirannia invisibile, a volte virtuale, che impone unilateralmente e senza rimedio possibile le sue leggi e le sue regole. Inoltre, l'indebitamento e il credito allontanano i Paesi dalla loro economia reale ed i cittadini dal loro potere d'acquisto reale". "La volontà di potenza e di possesso - ha sottolineato Francesco - è diventata senza limiti".

Il denaro è diventato un "idolo", continua Bergoglio. "Ideologie promuovono la autonomia assoluta dei mercati e speculazione finanziaria". C'è una "tirannia invisibile, a volte virtuale" delle leggi del mercato, continua il Papa,  che chiede "una riforma finanziaria" e aiuto ai poveri.

"Va riconosciuto che la maggior parte degli uomini e delle donne del nostro tempo continuano
a vivere in una precarietà quotidiana con conseguenze funeste", dice ancora il Papa. "La paura e la disperazione - denuncia - prendono i cuori di numerose persone, anche nei Paesi cosiddetti ricchi, la gioia di vivere va diminuendo, l'indecenza e la vilenza sono in aumento, la povertà diventa più evidente".

Prima, durante la messa a Santa Marta, il pontefice si era detto contro i "cristiani da salotto", "educati", ma senza "fervore apostolico", invitando a chiedere allo Spirito Santo "che ci dia la grazia di dare fastidio alle cose che sono troppo tranquille nella Chiesa; la grazia di andare avanti verso le periferie esistenziali".

Di cristiani con zelo apostolico, ha detto il pontefice secondo gli stralci dell'omelia pubblicati dalla Radiovaticana, la Chiesa "ha tanto bisogno", "non soltanto in terra lontana, nelle chiese giovani, nei popoli che ancora non conoscono Gesù Cristo, ma qui in città, in città proprio, hanno bisogno di questo annuncio di Gesù Cristo. Dunque chiediamo allo Spirito Santo questa grazia dello zelo apostolico, cristiani con zelo apostolico. E se diamo fastidio, benedetto sia il Signore. Avanti, come dice il Signore a Paolo: 'Coraggio'".

mercoledì 8 maggio 2013

Vaticano-Usa, intesa antiriciclaggio

da www.repubblica.it

L'annuncio è arrivato dal portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi. L'accordo è stato raggiunto con il Tesoro americano

CITTA' DEL VATICANO - Dal Vaticano un importante impegno nella lotta al riciclaggio. L'Autorità di
Informazione Finanziaria (Aif) della Santa Sede ha firmato oggi un Memorandum d'intesa a Washington con il Financial Crimes Enforcement Network (Fincen), la sua controparte alla U.S. Department of Treasury, il Dipartimento del Tesoro americano. L'obiettivo è scambiare informazioni finanziarie nell'ambito degli sforzi per rispettare le norme internazionali contro riciclaggio di denaro e il finanziamento di gruppi terroristici.

L'intesa è stata firmata a Washington da René Bruelhart, direttore dell'Autorità d'informazione finanziaria della Santa Sede, e da Jennifer Shasky Calvery della Financial Crimes Enforcement Network (Fincen) del dipartimento del Tesoro. Si tratta del quarto accordo di questo tipo siglato dal Vaticano con un governo straniero. Il comitato Moneyval del Consiglio d'Europa, che sta valutando la trasparenza finanziaria della Santa Sede, ha notato che il Vaticano non ha potuto condividere molte informazioni perché era obbligato a sottoscrivere prima accordi bilaterali del genere.

sabato 13 aprile 2013

Vaticano, Papa Francesco nomina un consiglio di otto cardinali

da www.corriere.it

LA SANTA SEDE ANNUNCIA UNA STORICA RIFORMA

Rivoluzione nella Chiesa, il nuovo organismo affiancherà il Pontefice con il compito di «consigliarlo nel governo»

(Ansa)(Ansa)
ROMA - Una rivoluzione. I vaticanisti non esitano a definire tale la scelta di Papa Francesco che sabato 13 aprile - «riprendendo un suggerimento emerso nel corso delle Congregazioni Generali precedenti il Conclave» - ha costituito un gruppo di otto cardinali (cui si affianca un monsignore con incarico di segreteria) che avranno il compito di consigliarlo nel governo della Chiesa universale e di studiare un progetto di revisione della Costituzione Apostolica Pastor bonus sulla Curia Romana. La Chiesa ha dunque un nuovo «governo», una sorta di consiglio dei ministri immaginano gli osservatori esterni. Piuttosto «un organo consultivo» - ribadiscono dalla Santa Sede - che, in realtà, era già previsto dal Concilio Vaticano II ma non era stato mai realizzato.
Il Consiglio del Papa Il Consiglio del Papa    Il Consiglio del Papa    Il Consiglio del Papa    Il Consiglio del Papa    Il Consiglio del Papa
CHI SONO I «MINISTRI» - Ne fanno parte otto cardinali dei cinque continenti: Giuseppe Bertello, l’ex nunzio in Italia e San Marino e presidente del Governatorato del Vaticano; Francisco Javier Errazuriz Ossa, arcivescovo emerito di Santiago del Cile (ha lasciato l'incarico per raggiunti limiti d'età); Oswald Gracias, arcivescovo di Bombay e presidente della Conferenza episcopale dell'Asia; Reinhard Marx, Arcivescovo di Munchen und Freising (Germania); Laurent Monswengo Pasinya, arcivescovo di Kinshasa (Repubblica Democratica del Congo); Sean Patrick O'Malley, arcivescovo di Boston (Usa); George Pell, arcivescovo di Sidney (Australia); Oscar Andrès Rodrìguez Maradiaga, l'arcivescovo di Tegucigalpa (Honduras).
«FUNZIONI CONSULTIVE» - «Si tratta - ha voluto sottolineare il portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi - di un gruppo, non di un consiglio o di una commissione, ed è stato istituito da Francesco per consigliarlo, cioè ha funzioni di tipo consultivo e non decisionale». Per «aiutarlo - infatti - il Papa ha già la Curia Romana con collaboratori stabili e permanenti, il cui ruolo non è messo in secondo piano». Ma la nomina degli 8 cardinali a un mese esatto dall'elezione del Papa «è un segnale che il Pontefice dà di aver recepito i suggerimenti che il Collegio cardinalizio aveva avanzato nel corso delle Congregazioni Generali precedenti al Conclave».

Il cardinal Maradiaga, coordinatore del «consiglio» di BergoglioIl cardinal Maradiaga, coordinatore del «consiglio» di Bergoglio
VERTICE IN OTTOBRE - La prima riunione collettiva del gruppo di porporati creato dallo storico atto di riforma è già stata fissata: si terrà dall'1 al 3 ottobre 2013. Il Santo Padre - ha precisato la sala stampa della Santa sede - «è già in contatto con i nove cardinali». Il gruppo di 8 cardinali costituito dal papa Bergoglio per «consigliarlo nel governo della curia e studiare un progetto di revisione della» costituzione sulla curia, avrà come coordinatore l'arcivescovo di Tegucigalpa, cardinal Oscar Maradiaga. Le funzioni di segretario saranno svolte dal vescovo di Albano, monsignor Marcello Semeraro, che il Papa conosce personalmente da tempo. CURIA RISPETTATA - In Vaticano, comunque, viene sottolineato il pieno rispetto del Santo Padre per gli altri organismi di governo della Curia: il gruppo, osserva padre Lombardi, «non si riunirà in tempi brevissimi, in modo accelerato, con sensazione di emergenza: si riunirà tra diversi mesi e non viene neppure indicata una periodicità delle riunioni». Nel frattempo, rimarca il responsabile della Sala Stampa, il Papa continua i suoi incontri con capi dicastero e organismi della Curia, fa il suo «lavoro di conoscenza della Curia ed è chiaro che da qui a ottobre il Papa si fa la sua base di conoscenza del governo universale della Chiesa, in modo tale da poter, alla riunione con il gruppo» avere già una sua visione delle cose.
IL SINODO DEI VESCOVI - La scelta di Papa Bergoglio ha un precedente. «Già nella fase preparatoria del Concilio Vaticano II è venuta a maturarsi l'idea di un organismo episcopale che assistesse, in qualche modo da determinarsi, il Papa nel governo della Chiesa universale», si legge nei documenti sul sito Vatican.va. Che ricorda come monsignor Silvio Oddi, allora internunzio apostolico nella Repubblica Araba Unita (Egitto), avesse proposto il 5 novembre 1959, a proposito del governo centrale della Chiesa, «un organo consultivo». E il 22 dicembre dello stesso anno il cardinal Alfrink, Arcivescovo di Utrecht, ribadiva: «...Forse dei consigli permanenti di vescovi esperti, scelti in tutta la Chiesa, potrebbero essere incaricati di una funzione legislativa in unione con il Sommo Pontefice e i cardinali di Curia...». Il 5 settembre 1965 un primo organismo di questo tipo nasceva per volere di Papa Paolo VI: il Sinodo dei Vescovi, «assemblea dei rappresentanti dell'episcopato cattolico che ha il compito di aiutare con i consigli il Papa nel governo della Chiesa universale».

mercoledì 13 marzo 2013

Il Papa è Bergoglio: Francesco I

da www.avvenire.it

IL SOGLIO DI PIETRO
«Pregate per me e l'uno per l'altro»
​foto Ap
Ecco le prime parole di Papa Francesco I affacciato alla Loggia di San Pietro. «Voi sapete che il dovere del Conclave era di dare uin vescovo a Roma; sembra che i miei fratelli cardinali sono andati a prenderlo alla fine del mondo. Ma siamo qui. Grazie dell'accoglienza. Preghiamo tutti insieme per il vescovo emerito di Roma». Un pensiero affettuoso a Ratzinger. Poi ha recitato con tutta la piazza il Padre Nostro, l'Ave Maria e il Gloria. «Adesso incominciamo questo cammino, vescovo e popolo, un cammino di fratellanza, di amore, di fiducia tra noi. Preghiamo sempre per noi, l'uno per l'altro, per tutto il mondo, perché ci sia una grande fratellanza. Vi auguro che questo cammino di Chiesa che oggi cominciamo sia fruttuoso per l'evangelizzazione di questa bella città. Vi chiedo un favore: prima che il vescovo benedica il popolo, vi chiedo che voi pregate il Signore perché mi benedica. In silenzio fate questa preghiera di voi su di me". Dopo la benedizione Urbi et Orbi, si è accomiatato: "Pregate per me, ci vediamo presto, domani voglio andare a pregare la Madonna perché custodisca tutta Roma. Buon riposo".
L'annuncioÈ Jorge Mario Bergoglio il nuovo Papa della Chiesa cattolica. L'annuncio poco dopo le 20, quando il protodiacono Tauran si è affacciato alla Loggia di San Pietro. È il primo Papa sudamericano della storia, il primo gesuito eletto Papa e il primo non europeo. È nato nel 1936 a Buenos Aires da una famiglia di emigrati piemontesi. È cardinale dal dal 2001 e dal 1998 è arcivescovo della capitale argentina.

La fumata biancaAlle 19 la tanto attesa fumata bianca ha annunciato l'elezione del nuovo Papa. Campane a distesa a San Pietro, folla in giubilo. Ma è festa in tutta la Chiesa. È la terza fumata ottenuta alla quinta votazione nel secondo giorno di Conclave. La folla in Piazza San Pietro è esplosa in un enorme boato. Ci vorrà almeno mezz'ora perché il nuovo Pontefice si affacci alla Loggia di San Pietro.

Folla in delirio

Folla in delirio in piazza San Pietro dopo la fumata bianca che annuncia l'elezione del nuovo Papa. Grida di entusiamo, sventolio di bandiere tra le migliaia di fedeli che sono accorsi nonostante la pioggia. Al suono delle campane, la gente continua ad accorrere per poter vedere il Pontefice che tra qualche minuto si affaccerà al mondo intero. In piazza San Pietro sono entrate la banda pontificia e il picchetto delle Guardie Svizzere in alta uniforme. La banda che ha intonato l'inno dello Stato della Città del Vaticano, portando la bandiera bianca e gialla si è schierato sul sagrato della Basilica sotto la Loggia centrale da dove tra poco si affaccerà il protodiacono, cardinale Tauran per annunciare al mondo il nome del nuovo papa. Poco dopo è giunto in piazza anche un drappello delle Forze armate, anch'essi in alta uniforme per rendere l'omaggio del nostro Paese al Papa eletto.

L'attesa
In questo intervallo di tempo, che sembra lunghissimo, il nuovo Papa dovrà seguire alcuni riti: prima della fumata c'è già l'atto di accettazione nelle mani del cardinale Giovanni Battista Re. Segue la fumata, poi il passaggio nella Stanze delle lacrime per indossare le vesti papali, poi il ritorno nella Sistina, una piccola cerimonia di preghiera, poi l'atto di ossequio e obbedienza dei cardinali al nuovo Papa e l'intonazione del Te Deum che segna la chiusura del Conclave. Poi l'affaccio alla Loggia.

Sarà il primo dei cardinali diaconi, Jean Louis Tauran, ad annunciare al popolo in attesa l'avvenuta elezione e il nome del nuovo Papa.

L'incontro con padre LombardiDopo la prima fumata di oggi (la seconda di questo Conclave), il direttore della Sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi, ha incontrato i tanti giornalisti presenti. L'occasione, tra le due riunioni cardinalizie della giornata, per ribadire che la Chiesa sta «vivendo un momento gioioso e bello», e per spiegare anche come tecnicamente avvengono le fumate.

«Se il nuovo Papa verrà eletto entro domenica, è verosimile - ha precisato il portavoce vaticano - che domenica possa guidare alle 12 la preghiera dell'Angelus. E che la Messa di inaugurazione possa essere il 19 marzo, ma certo bisogna prima che si abbia la fumata bianca».

I cardinali questa mattina «sono andati di buon umore e in buona salute al Palazzo Apostolico» è stata un'altra tra le informazioni fornite dal gesuita nell'odierno incontro con la stampa.

«Il Papa emerito segue con attenzione e partecipazione spirituale gli eventi, tramite la televisione ha assistito alla messa "Pro Eligendo Romano Pontifice" e alla processione di ingresso dei cardinali nella Sistina e poi ha dedicato diverso tempo della giornata alla preghiera», ha spiegato padre Lombardi, dicendo di avere appreso le informazioni dallo storico segretario di Papa Ratinger, l'arcivescovo Georg Gaenswein.

Il Papa emerito Benedetto XVI «secondo le mie informazioni non sarà presente» alla Messa di inaugurazione del pontificato del nuovo Papa. Lo ha riferito ancora il direttore della sala stampa vaticana.

lunedì 11 febbraio 2013

Il Papa lascia il pontificato

da www.repubblica.it

Benedetto XVI ha annunciato le proprie dimissioni in latino durante il concistoro per la canonizzazione dei martiri d'Otranto

CITTA' DEL VATICANO - Secondo l'agenzia Ansa il Papa Benedetto XVI lascerà il pontificato dal prossimo 28 febbraio. Lo ha annunciato personalmente, in latino, durante il concistoro per la canonizzazione dei martiri di Otranto.